Enti di terzo settore ed ecobonus

L’ecobonus è diventato uno degli incentivi pubblici più chiacchierati nel 2020, con l’introduzione di un nuovo “superbonus” ad affiancare le agevolazioni degli anni scorsi.

Per gli enti del terzo settore si tratta di un’opportunità importante, non solo dal punto di vista economico. Anche per perseguire la propria mission con meno impatto sull’ambiente, nonché per trasmettere i valori ecologici di un progetto, è un’ottima occasione.

Nell’approfondimento di oggi vogliamo parlare proprio di superbonus ed ecobonus, focalizzandoci sul modo in cui possono essere sfruttati dagli enti di terzo settore.

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Come funziona l’ecobonus?

L’ecobonus e il superbonus sono due iniziative governative che permettono a privati, aziende ed enti del terzo settore di accedere a dei crediti fiscali in cambio dell’esecuzione di determinati lavori di efficientamento termico e energetico.

L’ecobonus può essere ottenuto per tutti i lavori che migliorano l’efficienza termica ed energetica di un edificio, dall’installazione di pannelli fotovoltaici fino alla sostituzione della vecchia caldaia. L’importo della detrazione può essere del 50% o del 65%, proprio a seconda dei lavori che vengono svolti.

Ancora più interessante è il superbonus 110%, introdotto con il decreto Rilancio, che permette di ottenere addirittura un credito d’imposta superiore alla spesa per la realizzazione dei lavori.

Il superbonus prevede lavori “trainanti”, per i quali si accede al bonus a prescindere, e lavori “trainati” su cui si ottiene l’agevolazione solo in caso vengano svolti insieme a lavori trainanti.

I lavori “trainanti” possono essere:

  • Passaggio ad un sistema di riscaldamento centralizzato ad alta efficienza energetica
  • Realizzazione di un cappotto termico che copra almeno il 25% della superficie disperdente
  • Lavori di adeguamento antisismico (effetto dell’unione di sismabonus ed ecobonus all’interno del superbonus)

Affinché si possa accedere al bonus è importante che ci sia un passaggio di almeno due classi energetiche dell’edificio o della singola abitazione.

In questo modo si sblocca anche la possibilità di accedere al superbonus sugli interventi “trainati”, come:

  • L’installazione di pannelli fotovoltaici
  • La realizzazione di sistemi di accumulo dell’energia
  • L’installazione di stazioni di ricarica per le auto elettriche

Il credito d’imposta, pari al 110% delle spese documentate, può essere utilizzato entro 5 anni o essere ceduto a chiunque.

Una buona opportunità per il terzo settore

Il terzo settore è da sempre coinvolto nelle sfide per il sociale. Sfide che cambiano nel tempo: oltre al benessere della persona e all’integrazione, diventano sempre più importanti i problemi tecnologici e ambientali.

Ecobonus e superbonus sono un modo per riuscire a ridurre l’impatto ambientale di enti e privati, mantenendo allo stesso tempo un investimento iniziale contenuto che grazie alla cessione del credito d’imposta può virtualmente arrivare ad azzerarsi.

Non solo, ma dal termine del cantiere si potrà godere anche del risparmio in bolletta procurato dall’adeguamento degli impianti. La maggior parte degli interventi sarebbero comunque in grado di finanziarsi da soli in 8-12 anni attraverso il risparmio generato.

Un investimento intelligente e quasi privo di rischi, visto che muovendosi bene con le perizie iniziali è possibile avere praticamente la certezza di riuscire a compiere il passaggio di classe energetica alla fine dei lavori. Dall’altra parte il credito d’imposta è garantito dallo Stato, sempre il creditore più solvibile.

La cessione del credito d’imposta per finanziare il progetto

Come abbiamo accennato, il credito d’imposta non deve necessariamente essere utilizzato come detrazione da Irpef o Ires. Volendo lo si può cedere a terzi, cosa che rende il superbonus ancora più attraente. Per gli enti del terzo settore, infatti, normalmente l’imposizione fiscale non è un grande problema; invece potrebbe essere allettante l’idea di eseguire i lavori, risparmiare in bolletta e ridurre l’impatto ambientale di un ente senza affrontare alcun investimento iniziale.

Questo è davvero possibile, anzi, ci sono due modi per farlo:

  • Cedere il credito d’imposta all’azienda che seguirà i lavori, abbattendo o azzerando l’investimento iniziale
  • Cederlo a un istituto di credito per saldare il mutuo con cui vengono finanziati i lavori

La cessione del credito all’azienda che si occupa dei lavori, evitando il processo di richiesta e ottenimento del mutuo, sarebbe di per sé la scelta più conveniente. Ma attualmente è diventato difficile trovare un impresario con cui concludere questo tipo di accordo: per l’impresa, che a sua volta cercherà di liquidare il credito d’imposta, non è sempre facile riuscire a gestire i flussi di cassa in questo modo.

La scelta del mutuo, per quanto più impegnativa, è pressoché sempre praticabile. In questo caso si attiva un mutuo ponte con la banca, pagando soltanto le quote di interessi, fino a che i lavori non sono terminati. Quando il cantiere è concluso, si cede poi il credito d’imposta all’istituto di credito per estinguere il debito.

Banco BPM, sempre attento alle esigenze del terzo settore, ha un network di professionisti specializzati nell’assistenza agli enti non-profit. Chi lo desidera può rivolgersi in qualunque momento alla nostra struttura commerciale per avere maggior informazioni sul mutuo ponte con cessione del credito d’imposta.

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