Il Non Profit cresce: dati ISTAT

I recenti dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica raccontano di un altro anno di crescita per il settore del non profit. Per tutto il terzo settore si conferma un 2018 positivo, che continua l’ondata di un trend già in atto da diverso tempo.

Non bisogna pensare che questi dati siano obsoleti, anche se si riferiscono a un periodo economicamente diverso da quello in cui ci troviamo ora. Il 2020 è stato un anno di forte recessione e molto probabilmente i dati ISTAT confermeranno la contrazione del settore. Parliamo, però, di un anno anomalo.

Ricordiamo, inoltre, che nella precedente crisi del 2009 il Terzo Settore ha dimostrato una capacità di resilienza importante, e nello specifico le cooperative sociali hanno fatto registrare un incremento della loro patrimonializzazione.

Analizzare i dati del 2018 non ci aiuta soltanto ad avere la fotografia dell’anno che è stato, ma ci dà un’idea concreta di cosa aspettarci una volta che le attività economiche saranno ritornate alla normalità.

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Cooperative sociali e fondazioni guidano l'aumento dell'impiego nel terzo settore

Il primo numero che colpisce riguarda la crescita del numero di istituzioni operanti nel settore non profit.  Al 31 dicembre 2018 erano 359.574, crescendo ulteriormente del 2% rispetto all’anno precedente. Il 2% è stato il tasso di crescita medio di tutti gli ultimi anni, confermando la stabilità del trend di lungo termine.

Per avere un termine di paragone, alla fine del 2001 gli enti non profit erano 235.232; alla fine del 2011 erano 301.191. E questa non è certo una “vanity metric”: l’aumento delle istituzioni si riflette, anche se in minor parte, sull’aumento dei dipendenti che lavorano nel settore. Questi crescono ulteriormente del 1,0% arrivando a 853.476. Dall’inizio del decennio, cioè in 8 anni, il non profit ha creato quasi 200.000 nuovi posti di lavoro.

Un report in cui sono stati messi a confronto i dati dal 2011 al 2016 sull’entità del fenomeno “terzo settore” registrava 343mila istituzioni non profit operanti in Italia con un incremento dell’11,6% rispetto a cinque anni prima. Un dato positivo che niente affatto casualmente si inserisce in uno dei periodi più neri dell’economia italiana, in cui evidentemente la richiesta di welfare è salita alle stelle. Non solo. All’interno di questo sconfinato esercito di associazioni ed enti, nel 2016 trovavano posto 5 milioni e mezzo di volontari a cui si aggiungevano oltre 800mila dipendenti stabili. Proprio quest’ultimi risultavano in crescita del 15,8% rispetto alla precedente rilevazione e ciò a riprova che, nonostante i tempi bui attraversati dal Paese, il Terzo settore è uno dei pochi in forte espansione.

Vale la pena di notare che oltre il 70% dei dipendenti del settore non profit sono donne, anche molto giovani e/o alla prima esperienza lavorativa.

A guidare la crescita sono cooperative sociali e fondazioni:

  • Le cooperative sociali impiegano il 53% della forza lavoro del settore, malgrado siano solo il 4,4% del totale. Il loro numero rimane stabile, ma il numero di dipendenti cresce del 2,4%;
  • Le fondazioni sono la forma giuridica scelta dal 2,2% degli enti non profit: poche ma in forte crescita, segnando un aumento del 6,3% nel biennio 2017-18.

Resta grossomodo stabile il peso del non profit sul totale dei lavoratori dipendenti in Italia: il 6,9% del totale, un numero importante e determinante per il PIL del Paese.

Al Sud e nelle Isole si trova il 26,7% delle istituzioni non profit in Italia. Sicuramente meno del 51% del Nord, ma in netta crescita: con un +4.1%, sorpassa nettamente le altre zone d’Italia in termini di aumento del numero di enti presenti sul territorio.

In particolare, Molise e Campania vedono una crescita importante anche nel numero di dipendenti. Le due regioni guidano l’aumento a livello nazionale, confermando il buon lavoro degli enti sul territorio.

Il numero di istituzioni, invece, è aumentato in Sardegna e in Calabria più che in ogni altra regione. Anche in questo caso, in ottica di un maggior bilanciamento della distribuzione del non profit sulla Penisola, non si può che gioire di questi dati.

Questi dati sono incoraggianti, perché il Sud sta investendo sul terzo settore e il non profit rappresenta sempre di più un ottimo datore di lavoro: a livello italiano, oltre l’8% dei dipendenti del settore dei servizi è impiegato da un’istituzione senza scopo di lucro.

Tutela dei diritti e assistenza sociale segnano incrementi record

Molto interessante anche il quadro dei settori in cui operano le istituzioni non profit italiane. Quelli che guidano la lista sono ancora una volta lo sport e la cultura, che complessivamente rappresentano il 64,4% degli enti. Con una crescita del numero complessivo di istituzioni del 2,4%, anche nel 2018 si conferma stabile il ritmo di espansione della categoria.

La crescita maggiore viene registrata dalla tutela dei diritti e attività politica (+9.9%) e dall’assistenza sociale (+4.1%). Nessuno dei settori catalogati dall’Istat registra una variazione negativa del numero di istituzioni, ma crescono più lentamente il volontariato (+1.0%) e la cooperazione internazionale (+1.2%).

Registra una crescita inferiore alle attese anche il settore dell’ambiente. Siamo sicuri, però, che con la crescita della sensibilità per le tematiche ambientali questo dato verrà fortemente modificato nel corso dei prossimi anni.

Secondo i dati ISTAT, vale la pena segnalare che solo il 3,7% delle istituzioni non profit italiane ha più di 10 dipendenti, mentre oltre l’85% non ha nessun lavoratore sul libro paga. Considerando che il numero di enti è cresciuto più di quello dei loro dipendenti, nel complesso la dimensione media delle istituzioni non profit è leggermente calata.

I dati sono comunque molto positivi: c’è voglia di fare nel non profit italiano. Il Sud si sta dimostrando estremamente proattivo e le donne sono protagoniste dell’espansione del settore. I numeri dell’Istituto Nazionale di Statistica sono incoraggianti e l’apertura verso l’innovazione lascia ben sperare per gli scenari futuri post emergenza Covid-19.

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