Settore turismo: analisi del mercato e prospettive future

Il settore del turismo è particolarmente rilevante per l’Italia: stando ai numeri forniti dall’Agenzia nazionale italiana del turismo (Enit), il comparto rappresenta il 13% del Pil  italiano e, nel 2019, l’Italia è stata il quarto Paese più visitato al mondo con 94 milioni di visitatori stranieri. Secondo l’ultimo rapporto Istat, il settore vale 25,6 miliardi di euro di fatturato, il 6% del valore aggiunto totale, con 283mila addetti in 52mila imprese diverse. Un settore strategico dunque per la nostra economia, messo però a dura prova dagli effetti della recente pandemia da coronavirus, con le misure di contenimento volte a limitare i contagi che hanno praticamente azzerato, tra marzo e aprile, le prenotazioni di biglietti aerei e soggiorni turistici, in Italia e non solo.

Gli effetti del Covid sul settore del turismo: il sentiment resta incerto

In effetti il confronto rispetto al 2019 è impietoso, sottolinea Enit: 35 milioni di visitatori e 119 milioni di pernottamenti in meno, 23,3 miliardi di euro di spesa turistica in entrata che sono andati persi. Insomma, il settore dovrà fare affidamento anche sugli aiuti messi a disposizione a livello europeo per riuscire a  limitare la perdita di fatturato e a risollevare la testa .

Va detto che, con la progressiva rimozione del lockdown in molti Paesi, inizia a intravedersi qualche segnale di ripresa – e l’estate non è ancora finita, dunque c’è speranza che qualcosa si smuova. Anche perché, commenta sempre l’Agenzia nazionale italiana per il turismo, molti turisti sembrano orientati a posticipare le vacanze a fine agosto/inizio settembre, nella speranza che le statistiche sui contagi migliorino ulteriormente.

Secondo un’indagine Eumetra, un italiano su due non rinuncerà alle vacanze estive e, tra questi, la maggioranza sceglierà una località Italiana. Ben l’89% dei vacanzieri rimarrà in Italia, contro l’11% che si orienterà su una meta estera.

“L’Italia è un brand affidabile . Lo dimostrano i dati e l’intenzione di oltre 300 milioni di persone, che sul web prendono informazioni su una possibile vacanza nel nostro Paese”, spiega Giovanni Bastianelli, direttore dell’Enit.

Secondo le proiezioni, nel 2022 si tornerà ai livelli di 3 anni fa, anzi: si punta addirittura a un incremento del 2%. Eppure, il sentiment degli operatori resta incerto: il monitoraggio di Confindustria alberghi, che registra settimanalmente l’andamento del settore, fa registrare infatti una certa preoccupazione anche per il mese di agosto, una situazione testimoniata anche dalle tariffe mediamente più basse (anche del 20%) rispetto all’anno precedente.

Trasporti, una timida ripresa all’orizzonte

Di pari passo con il tracollo dei flussi turistici, anche il trasporto aereo – che stando a uno studio del think tank di Cassa Depositi e Prestiti rappresenta il 2,4% del Pil mondiale, circa 1.800 miliardi di dollari – ha subito nei mesi scorsi una decisa battuta d’arresto, complici ancora una volta le misure di lockdown volte a limitare la diffusione dei contagi, tra cui la chiusura delle frontiere decisa da diversi Paesi. Secondo la Iata, l’associazione internazionale del trasporto aereo, nel mese di aprile il traffico passeggeri ha segnato una diminuzione del 94,3% rispetto a un anno prima.

Tuttavia nelle ultime settimane, anche qui inizia a vedersi un po’ di “movimento”. Per quanto riguarda l’Italia, riferisce l’Enav, nella prima metà di luglio i voli sui cieli nazionali sono più che raddoppiati rispetto a giugno. Dal primo al 15 luglio, la società che gestisce il traffico aereo civile in Italia ha gestito complessivamente 33.000 movimenti con una media giornaliera pari a 2.200 voli e un picco massimo, il 10 luglio, di 2.521 voli.

In tutto il mese di giugno, invece, erano stati gestiti 26.300 movimenti con una media di 866 voli al giorno, con un calo dell’86% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nella prima metà di luglio è stato recuperato il 20% di traffico, e il calo si riduce al 66% rispetto all’anno scorso. I 33.000 movimenti gestiti da Enav nella prima metà di luglio sono così suddivisi: il 46% voli internazionali (arrivo o partenza da uno scalo estero); il 25,4% voli nazionali (arrivo e partenza su aeroporti italiani); il 28,6% sorvoli (aerei che attraversano lo spazio aereo italiano senza scalo).

Una ripresa progressiva dunque, in linea con il trend registrato a partire da giugno anche nel resto d’Europa. Nel mese di aprile, periodo più buio per il settore, sono state registrate forti perdite in America Latina-Caraibi (-44,5%), Africa (-45,8) e Medio Oriente (-47,6%). Asia-Pacifico (-26%) ed Europa (-26,5%) in linea con le perdite di volume globali.

Prospettive per il futuro

Quanto al futuro, la visibilità resta limitata e fare previsioni  risulta difficile: molto dipenderà dalla effettiva evoluzione dei contagi nel mondo e dal verificarsi di una eventuale, temutissima, “seconda ondata”. La domanda vera, cui bisognerà dare una risposta, è quale relazione avremo col “fare turismo” una volta passata l’emergenza. Il viaggio come lo intendiamo oggi, che ha aperto la strada alla globalizzazione, è destinato a cambiare nei modi e nei tempi? Come si inserirà di nuovo nei comportamenti degli individui?

Va detto che il modo di intendere il viaggio stava già vivendo una trasformazione radicale prima della crisi, con una decisa virata verso la sostenibilità, anche grazie alle nuove generazioni di viaggiatori, più sensibili alle tematiche di tutela ambientale e vita “green”. Secondo il sustainable travel report di Booking.com, per oltre il 72% dei viaggiatori la priorità è “fare scelte sostenibili per preservare il pianeta per le generazioni future”, anche quando si tratta di spostarsi per una vacanza. Del resto, il 55% di chi viaggia si dice motivato a intraprendere viaggi ecocompatibili. Anche se spesso manca un’adeguata conoscenza delle opzioni disponibili per fare effettivamente turismo con un occhio alla sostenibilità.

Da dove arrivano i turisti in italia?

Lasciando da parte per un attimo il tema covid, proviamo a capire quali sono i mercati più importanti per il turismo in Italia. Come rileva il Centro Studi Touring Club Italiano, il Belpaese dipende in larga parte dall’Europa, da cui proviene il 79% di tutte le presenze straniere (calcolate in notti trascorse in Italia). Guardando ai principali Paesi, la Germania è al primo posto con quasi 59 milioni di presenze, pari al 27% di quelle straniere totali. A grande distanza seguono Stati Uniti (14,5 milioni), Francia (14,2 milioni) e Regno Unito (14). La Cina con 5,3 milioni è undicesima.

I flussi esteri citati producono oggi una spesa complessiva di circa 45 miliardi di euro (stima di chiusura del 2019), concentrata soprattutto nel trimestre estivo (giugno-agosto), in cui complessivamente si concentra circa il 50% delle presenze totali/anno.

“Si conferma particolarmente critico il momento per le città d’arte che sono ancora ferme in attesa della riapertura dei mercati internazionali”, si legge in un comunicato di Confindustria alberghi.

“Nello specifico, profondo rosso per le città d’arte, sono poche le strutture aperte – non si arriva al 30% – e di queste la pressoché totalità segnala una contrazione dei prezzi di agosto 2020 tra il 20 e il 40%. Anche nelle destinazioni balneari si assiste ad un trend analogo seppur meno marcato, con una flessione dei prezzi intorno al 10% rispetto ad agosto 2019”.

di AdviseOnly

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