Supply Chain Finance: più liquidità per le Imprese

Il problema della liquidità per le piccole e medie imprese italiane non è certo una novità. Cuore pulsante del tessuto economico del Paese (quelle con fatturato sotto i 10 milioni di euro sono il 97,4% del totale), queste aziende spesso non hanno una gestione finanziaria evoluta e pertanto trovano difficoltà nella gestione del circolante; l’uso dei canali di finanziamento tradizionali può essere ora affiancato da canali evoluti, funzionali anche alla riduzione dei tempi di pagamento ai fornitori, contribuendo a interrompere un circolo vizioso altrimenti difficile da disinnescare.

Lunghi tempi di attesa per i pagamenti

Secondo quanto riportato dall’Osservatorio di Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, in Italia per il pagamento dei debiti i tempi sono estremamente lunghi – circa 137 giorni, contro una media europea di 65 giorni. E la crisi scatenata dall’emergenza sanitaria nel 2020 non ha certo migliorato la situazione, con il calo della domanda di beni e servizi e il rallentamento delle attività produttive che hanno provocato notevoli difficoltà nella gestione del ciclo dei pagamenti.

Sta di fatto che la liquidità immessa nel sistema da parte delle autorità monetarie centrali non sempre raggiunge le imprese in maniera immediata, anche per ragioni legate ad aspetti di “sistema” che non possono non essere considerati (si pensi solo alla documentazione che l’azienda deve produrre per poter accedere alle garanzie pubbliche). Un motivo altrettanto valido alla base di questo disallineamento risiede negli strumenti di finanza tradizionale: questi ultimi non sono sempre di veloce attuazione e adatti per soddisfare le esigenze di circolante delle realtà imprenditoriali, soprattutto se di dimensioni ridotte.

Che fare, quindi?

È qui che si apre l’universo degli strumenti alternativi al credito bancario tradizionale a breve termine, che potrebbe essere annoverato all’interno della definizione di “Supply Chain Finance”. Per usare la definizione del Politecnico di Milano, si tratta dell’insieme delle forme tecniche che offrono soluzioni che consentono a un’impresa di finanziare il proprio capitale circolante (crediti, debiti, scorte) facendo leva sul ruolo che essa ricopre all’interno della filiera in cui opera e sulle relazioni con gli altri operatori.

Il concetto alla base di queste soluzioni è che, sfruttando i rapporti commerciali della filiera, il sistema finanziario ha maggiori garanzie sulle imprese: ciò abbassa il livello di rischio il che, a sua volta, facilita l’accesso al credito.

Ma in che cosa consistono, nella pratica, le soluzioni di supply chain finance? Volendo semplificare, potremmo suddividerle in due gruppi, a seconda del livello di digitalizzazione:

  • soluzioni tradizionali, vale a dire attive sul mercato da diversi anni, quali ad esempio anticipo fattura e factoring;
  • soluzioni innovative, che si basano su una forte digitalizzazione dei processi e che sono ancora poco utilizzate da parte delle imprese, ad esempio il reverse factoring, l’inventory finance o il dynamic discounting.

L’approccio sotteso all’adozione di modelli di Supply Chain Finance non riguarda solo aspetti legati alle forme tecniche adottabili per gli anticipi commerciali, ma diventa una vera e propria metodologia gestionale attraverso la quale le imprese integrano i propri processi di incasso e pagamento, ma anche di gestione operativa, all’interno di una filiera, spesso verticale, con l’obiettivo di rafforzare la posizione finanziaria delle aziende che vi operano. La permanenza all’interno di una specifica filiera dipende anche dalla capacità di innovare e di ottenere certificazioni dei processi produttivi richiesti, ad esempio, dal “capo filiera”. La capacità di permanenza all’interno di una filiera o di un determinato settore merceologico, è una delle chiavi di successo per le forme alternative di finanziamento al credito bancario che spesso coinvolgono “investitori” che sono alla ricerca di investimenti alternativi in grado di fornire performance di rendimento positive su orizzonti brevi (si pensi ad esempio ai fondi che acquistano fatture su piattaforme specializzate).

Le soluzioni di Supply Chain Finance

Le soluzioni di Supply Chain Finance affiancano e non sostituiscono le forme tecniche di credito bancario tradizionale. Costituiscono un’alternativa “quick” e digitale che può essere applicata a determinate tipologie di crediti, ma non a tutti.

Proviamo a conoscere più da vicino le soluzioni di supply chain finance più “gettonate” in questo momento.

Reverse factoring: se nel “normale” factoring è il creditore a rivolgersi alla banca chiedendo l’anticipo sui crediti, nel reverse factoring è l’azienda debitrice che propone l’operazione di factoring. Questo strumento è pensato in particolare per quelle imprese che svolgono acquisti significativi e desiderano delegare la gestione dei debiti di fornitura.

In questi ultimi anni anche il reverse factoring si è evoluto tecnologicamente, in forme che offrono ai fornitori la possibilità di smobilizzare i crediti in tempi molto ridotti (indicativamente 7-10 giorni) e a tassi più convenienti; questi ricevono liquidità ad un costo commisurato al rischio del buyer che presenta i fornitori all’istituto finanziario. L’innovazione rispetto al reverse factoring “tradizionale” sta nel fatto che, grazie all’utilizzo di piattaforme tecnologiche in grado di dialogare tra gestionale azienda e banca, è possibile reperire e aggregare velocemente un elevato numero di informazioni (ad es. trasmissione documenti, dati sulle performance operative o di sostenibilità dei fornitori) traducendole in un abbassamento del rischio e, in definitiva, del costo del finanziamento.

Non solo: altro aspetto rilevante di questa tipologia di finanziamento è quello di consentire al debitore ceduto di poter “sostenere” direttamente i propri fornitori strategici che in questo modo rientrano a pieno titolo nel flusso del circolante tipico della filiera.

Inventory finance: si tratta di un finanziamento di breve delle scorte attraverso una linea di credito. Più di recente vengono identificare come inventory finance anche soluzioni in cui un logistics service provider, spesso in partnership con un istituto finanziario, acquista beni da un fornitore e ne detiene la proprietà per la durata del trasporto e dell’immagazzinamento, ottimizzando crediti e debiti commerciali del fornitore e del suo cliente.

Dynamic discount: è una soluzione tecnologica che consente il pagamento anticipato da parte del cliente a fronte di uno sconto da parte del fornitore sull’importo della fattura proporzionale ai giorni di anticipo, concordato dinamicamente per ciascuna transazione. I pagamenti possono anche essere intermediati da provider finanziari.

Invoice trading: è un “marketplace” virtuale per l’anticipo fattura, basato su una piattaforma tecnologica che permette a terze parti con disponibilità di capitali (istituzioni finanziarie, imprese, ma anche singoli investitori) di investire nelle fatture emesse dalle aziende, secondo un meccanismo di asta tra diversi possibili acquirenti.

Purchase Order Finance: tra le soluzioni più innovative nel panorama del Supply Chain Finance, permette a un’impresa di utilizzare un ordine ricevuto da un cliente con elevato merito creditizio come garanzia per ottenere un finanziamento. Se un fornitore riceve un ordine, ma non dispone della liquidità necessaria per evaderlo, un’istituzione finanziaria può sostenerlo con un finanziamento che può coprire fino al 50% del valore dell’ordine. Va detto però che le soluzioni di purchase order finance presentano notevoli costi di accesso e, soprattutto, di gestione.

Banco BPM è in grado di supportare le proprie aziende clienti anche con questo tipo di soluzioni. Grazie all’esperienza maturata su questa tipologia di operazioni, agli investimenti fatti ed alle collaborazioni attivate, l’accesso a queste forme innovative di finanziamento del circolante costituiscono parte integrante dell’offerta della Banca.

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Di AdviseOnly

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