Supply Chain Finance (SCF): Un circolo virtuoso per sostenere la filiera produttiva

I benefici dei programmi di Supply Chain Finance sono per tutti i protagonisti dell’industria: fornitori, aziende produttive – sistema economico nel suo complesso. Mentre i sistemi di finanziamento del capitale circolante più classici, come il factoring, sono noti da tempo, sulla SCF c’è ancora confusione ed è un peccato, perché i benefici finanziari e in termini di efficientamento di processo sono molti.

Così com’era successo nel 2008, con l’arrivo della pandemia di covid-19 le imprese italiane si sono trovate a confrontarsi con una crisi di liquidità senza precedenti. Dal ristorante sotto casa, ai grandi brand del food and beverage, dai negozi di vendita al dettaglio alle grandi catene di abbigliamento, tutte le aziende le cui vendite siano state sospese (o rallentate) hanno dovuto affrontare il problema della crisi di liquidità. Gestione delle scorte, crediti commerciali, ritardi nei pagamenti, erogazione del credito: nel 2020 la gestione del capitale circolante è diventata molto problematica per molti. La Supply Chain Finance è uno strumento importante a supporto delle filiere, che aiuta a migliorare la gestione del rischio, delle tempistiche di pagamento e della liquidità. Ma è anche un mezzo per proteggere l’economia del Paese.

Come funziona Supply Chain Finance?

Direct Factoring

Un fornitore ha l’esigenza di monetizzare un credito e chiede a una società finanziaria – una banca ad esempio – di finanziare la fattura. La banca in questione anticipa per il debitore parte del credito, trattenendone una percentuale (generalmente il 10 o 20 %): alla scadenza riportata in fattura il debitore liquiderà l’intero credito alla banca, la quale, una volta incassato, girerà al fornitore la quota parte non anticipata. In questo modo, il fornitore ha la possibilità di finanziarsi in una modalità autoliquidante che, se prevista con cessione del credito pro soluto, può essere effettuata addirittura senza intaccare il proprio plafond di fidi bancari.

Reverse Factoring

Nel caso del Reverse Factoring è il debitore a rivolgersi alla società finanziaria, proponendole di acquistare tutti i crediti dei fornitori; crediti che, essendo spesso già distribuiti presso diverse società di factoring, comportano al debitore stesso oneri di natura sia gestionale che relazionale. L’azienda debitrice, quindi, accordandosi per grandi volumi di credito, vede aumentare il proprio potere contrattuale nei confronti dei suoi fornitori e ottimizza al contempo l’interlocuzione con un solo factor.

Frequentemente in questa modalità il factor concede poi dilazioni di pagamento al debitore, allungando di fatto i tempi di pagamento originari delle fatture.

Factoring Evoluto

La gestione delle fatture emesse dal creditore, il controllo del rischio da parte del debitore, le comunicazioni tra i diversi attori – vengono tutti semplificati e velocizzati grazie alla gestione digitale da parte dell’operatore finanziario. Nella cessione dei crediti la filiera si appoggia in questo caso a piattaforme di proprietà delle società di factoring, ma spesso il programma è ulteriormente facilitato dal collegamento ai sistemi gestionali dei diversi attori, così che i processi risultino facilitati.

Supply Chain Finance (SCF)

Il Supply Chain Financing  è l’insieme delle soluzioni e servizi di finanziamento in supporto delle prestazioni finanziarie di una filiera produttiva, con l’obiettivo di controllare il capitale circolante – accorciando i tempi di pagamento e sostenendo così le attività dei fornitori. La Financial Supply Chain rappresenta un’importante opportunità per tutti gli operatori coinvolti, che siano parte o leader di una determinata filiera produttiva. Si tratta di un nuovo approccio di gestione della liquidità, che presuppone una collaborazione di lungo periodo. Prevede il superamento della prospettiva, spesso limitata, del potere contrattuale della singola azienda, che riguarda caratteristiche economiche, finanziarie e di business. In questo caso conta il ruolo che l’azienda ricopre all’interno dell’intera filiera produttiva in cui opera. L’impresa leader di filiera può trovare nella banca un interlocutore qualificato per creare progetti di rete che vadano a beneficio di tutte le imprese della filiera stessa.

Gli operatori finanziari come le banche, che si pongono come intermediatori del credito tra le diverse imprese creditrici e debitrici, assumono così un ruolo fondamentale non solo per la catena produttiva in sé ma, riducendone il rischio di default, anche per il sostegno alla crescita economica del Paese.  

Che tipo di benefici offre la SCF? I vantaggi sono molteplici…

Finanziari: riduzione di scorte e crediti commerciali, maggiore facilità di accesso al credito. Secondo i dati dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano, le imprese che scelgono un programma SCF registrano miglioramenti del cash-to-cash, nell’accesso al credito, riduzioni del costo di finanziamento e maggiori flessibilità finanziarie.

Strategici: si riducono i rischi e si sostengono le imprese più deboli. Migliorano i rapporti cliente-fornitori più strategici in fatto di ricavi e costi.

Efficienza nei processi: migliorano gli iter tra i diversi attori della filiera, e tra le imprese e gli intermediari finanziari – riducendo i costi di gestione. La CSF migliora l’operatività interna, perché si rafforzano i rapporti in ottica di lungo termine grazie a trasparenza, fiducia e collaborazione.

Il mercato potenziale

Secondo i dati dell’Osservatorio Supply Chain Finance della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2019 e prima dell’emergenza Covid, il mercato potenziale SCF  valeva 505 miliardi di euro ma ne veniva servito solo il 29%. Prima della pandemia si registravano però in crescita tutte le soluzioni innovative – come l’Invoice Trading (il marketplace per l’anticipo fattura, che consente a terzi di investire su fatture con un meccanismo di asta), il Dynamic Discounting (il pagamento anticipato da parte del cliente a fronte di uno sconto proporzionale ai giorni di anticipo), il Confirming (in cui il debitore autorizza il factor a pagare i propri fornitori e a gestire i debiti commerciali).

La nuova stima dell’Osservatorio per il 2020 vede il valore del mercato CSF attestarsi tra i 450 e 490 miliardi di euro, ipotizzando una contrazione legata al calo complessivo dei fatturati delle imprese italiane fra il 10% e il 12%. I dati preliminari indicano che il mercato servito registrerà un’evidente crescita delle soluzioni innovative (Reverse Factoring e il Confirming ma anche Invoice Trading e Dynamic Discounting) e un brusco calo di quelle tradizionali. Secondo le stime, le soluzioni innovative coprono ad oggi tra il 4 e il 5% del mercato potenziale della SCF   del 2020, in espansione rispetto agli ultimi anni – basti pensare che nel 2015 rappresentavano meno dell’1%). Attenzione alle imprese esportatrici: le soluzioni di SCF   hanno aiutato le aziende che si occupano di export a diminuire l’impatto negativo della pandemia: per il 25% hanno contribuito a stabilizzare o aumentare il fatturato estero, per il 22% hanno aiutato a riavviare le attività localmente e all’estero.

Per sostenere la crescita del mercato servito per i prossimi anni, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo chiave. Anche se qualcuno parla già di blockchain al servizio della SCF  , gli operatori ritengono che anche se le applicazioni potrebbero essere innumerevoli, al momento  i costi superano i benefici. Non è questo il caso invece dell’Intelligenza Artificiale, che già da qualche tempo tende la mano alle filiere produttive – e non solo per la logistica. Valutazione dei rischi, calcolo dei volumi, screening dei fornitori, compliance: l’AI potrà forse dare il giusto impulso allo sviluppo della SCF.

 

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