Rilancio e ripresa economica: la sfida da vincere nei prossimi mesi

Il varo delle numerose misure a sostegno delle aziende, susseguitesi da marzo 2020 ad oggi,  hanno evidenziato come, per tutelare il tessuto economico e produttivo del Paese, occorra garantire liquidità alle imprese, ma non solo.

Le previsioni sul PIL offrono, ormai da settimane, un segnale non ignorabile.

Un netta flessione del PIL è inevitabile: Prometeia stima per l’anno in corso un -8,5%, ipotizzando che la fase più critica dell’emergenza sanitaria si concluda in maggio.

Diversamente, le stime dovranno essere necessariamente rivedute al ribasso.

Si tratta di un calo superiore a quello del 2009, con l’aggravante di essere stato innescato da eventi non prevedibili. I sintomi sono esplosi con la diffusione dell’epidemia Covid-19.

Con il suo “effetto sorpresa” l’attuale congiuntura rischia di causare danni a lungo termine oggi difficilmente quantificabili con precisione.

Sempre in base ai dati, si stima che ogni settimana di stop delle attività produttive potrebbe comportare un’ulteriore perdita di quasi un punto percentuale di PIL.

E il calcolo prospettico è presto fatto.

Per la crescita, o se vogliamo, per il rilancio e la ripresa economica, sono strategici nuovi investimenti e flussi di credito: il discorso vale a maggior ragione in un contesto che ha carattere di straordinarietà, dove il fattore “tempo” – velocità di reazione delle aziende – entra prepotentemente nel paradigma, a complicare la soluzione del problema.

Tutelare il tessuto economico e produttivo sarà quindi la vera sfida dei prossimi mesi, il terreno su cui si giocheranno la sopravvivenza i settori e le aziende più competitive.

Molte imprese, floride ante pandemia, potrebbero infatti dover affrontare salti di fatturato inattesi con conseguente pressione sui margini e sulla redditività; altre, in difficoltà prima dell’emergenza, che avevano coraggiosamente intrapreso un percorso di rilancio, ora rischiano di non riuscire a portare a termine il progetto. Questo è il caso delle aziende che il sistema bancario non inquadra in bonis e per le quali i Decreti, anche i più recenti, non hanno previsto interventi a supporto.

La Banca ha la capacità di considerare le particolari condizioni di rischio e di fragilità economica in cui opera l’azienda. Tali considerazioni ispireranno un intervento ancora più personalizzato, articolato e orientato al mantenimento del potenziale e del valore dell’azienda.
No, quindi, alle generalizzazioni; è necessario considerare la valenza industriale dei debitori e il loro potenziale industriale. Ad ogni azienda la Banca è chiamata a dare risposte congeniali, differenziando gli interventi. In un contesto di crisi globale è necessario intervenire con soluzioni specifiche, considerando cioè la peculiarità della singola azienda.

Le aziende si attendono da una banca che opera come partner finanziario, oggi più che mai, un approccio “mirato”, esito del mix di “n” componenti: interventi di sistema + interventi bilaterali Banca-Cliente, in un arco di tempo esteso.

Alle misure di supporto alla liquidità ed al circolante si dovranno affiancare, anche con il supporto pubblico, interventi di natura strutturale anche finalizzati ad una riprogettazione del business model nel medio – lungo termine, per assecondare il new normal.

L’approccio “mirato” nel supporto all’azienda si innesta a valle di un processo di  analisi.

Nella variabilità delle realtà economiche, alcuni fattori – settore, dimensione, mercato di riferimento, modello di business, profilo di rischio – consentono di aggregare le aziende in termini di “esigenze” e “comportamento atteso”.

Ogni settore produttivo presenta una dinamica diversa nell’essere impattato dalla crisi, nella capacità di farvi fronte e, conseguentemente, nel potenziale di ripresa: le aziende appartenenti a settori diversi viaggiano a “velocità” differenti.

Tra i settori più colpiti in Italia troviamo il manifatturiero ma anche il tessile “tradizionale”, i trasporti/logistica e automotive; il turismo (si pensi alla stagionalità e alla perdita di fatturato per i primi due trimestri , con il rischio incombente sulla stagione estiva), l’entertainment e la ristorazione.

Per questi settori le quote di fatturato perse difficilmente saranno recuperabili; anche la ripresa post emergenza potrà essere lenta.

Il Luxury è impattato, ma la ripresa dovrebbe essere più veloce e le perdite di fatturato “recuperate” in un periodo di tempo contenuto. In particolare ci si aspetta un’ottima reazione da parte del sistema moda Italia, che potrebbe recuperare il gap già nel secondo semestre del 2020, per poi tornare a crescere nel 2021.

Le nuove abitudini di acquisto hanno favorito il balzo dell’e-commerce, che ha registrato in questi mesi di lockdown una crescita pari al 40%  rispetto all’anno precedente. Costituisce un caso a parte il settore farmaceutico (produzione e commercializzazione di medicinali al dettaglio) e la GDO nell’alimentare.

Tra le altre migliori performance  si segnalano quelle di settori di nicchia come la produzione di tessuti tecnici ed industriali, la produzione di dispositivi medici e la produzione di vetro per uso medicale.

Sempre rimanendo nel perimetro domestico, in tema di indicatori, i consumi e la domanda interna di beni hanno subito una flessione che sarà secondo le previsioni solo parzialmente recuperata nel 2021.

Anche la produzione industriale presenta il medesimo andamento, registrando in questo primo quadrimestre un calo a due cifre, che verrà auspicabilmente recuperato, quanto meno in parte, il prossimo anno.

Il quadro economico è, quindi, fortemente contrastato e in evoluzione: la vera sfida, per le imprese e per le Banche che sono al loro fianco, è già iniziata.

Il ruolo di una Banca come Banco BPM, così vicina al territorio e fortemente interconnessa al suo tessuto produttivo, è quello di rassicurare e sostenere sia le famiglie, sia le Imprese.
La nostra posizione ci dà l’opportunità di dare un grande contributo nell’evitare un rischioso “effetto domino”: supportando le aziende in affanno per mancanza di liquidità, sosteniamo tutti gli anelli della catena produttiva.

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