L’epidemia ha cambiato i consumi e le rilevazioni sui prezzi.

L’epidemia di COVID-19 ha cambiato i modelli di consumo: le misure di prevenzione e il distanziamento hanno indotto a cambiare preferenze e abitudini dei consumatori europei e italiani, mentre il lock-down ha spesso reso impossibile il consumo di alcuni beni e servizi, come nel caso di voli e cene al ristorante.

L’indice[1] dei prezzi al consumo si riferisce a un paniere rappresentativo della spesa in consumi della popolazione e viene rivisto periodicamente per seguire la normalmente lenta evoluzione dei pattern di spesa[2].

Dalla pandemia, tuttavia, è scaturito un problema di rappresentatività:

  • se i consumi sono cambiati, rilevare i prezzi con le modalità ante-Covid fornirà un quadro dell’inflazione – di Eurozona e dei singoli partner – distorto;
  • se alcuni consumi non hanno più luogo – pensiamo agli hotel chiusi per qualche mese – le rilevazioni non sono più tecnicamente possibili;
  • la chiusura degli Istituti di rilevazione e delle attività economiche ha impedito per un certo periodo la raccolta di informazioni.

 

Inoltre, non essendo chiaro quanto si protrarrà questa situazione anomala, le modificazioni dei consumi sono da considerare strutturali. Il caso del Belgio, a cui è stata dedicata un’analisi specifica, è rappresentativo del cambiamento:

Il caso belga: confronto (e scostamento) tra tasso di inflazione stimato sulla base dei pesi nuovi e tasso ufficiale HICP

Fonte: Eurostat; Zimmer e Jonckheere

 

Per ovviare al problema di rappresentatività, Eurostat ha deciso il ridisegno strutturale del paniere[3], proponendo una nuova ponderazione[4] delle componenti di spesa, che tenga conto delle mutazioni avvenute e permetta di limitare gli effetti distorsivi sull’inflazione del 2020. L’impatto della revisione dei pesi è apprezzabile nel caso tedesco. L’istituto di statistica tedesco “Destatis” ha recentemente divulgato un documento contenente, per alcuni sotto-indici, i pesi rivisti:

Germania: le differenze dei pesi per i sotto-indici dell’HICP (Harmonized Index Consumer Prices)

Fonte: Destatis

 

 

[1] Gli indici dei prezzi al consumo sono calcolati da Eurostat – ed ISTAT per l’Italia – utilizzando l’indice a catena del tipo Laspeyres

[2] I pesi dei beni e servizi che compongono il paniere vengono modificati all’inizio dell’anno sulla base dei dati più aggiornati della spesa delle famiglie, disponibili sempre con due anni di ritardo. Nel 2020, quindi, la struttura dei consumi sarebbe stata disegnata sulla base della spesa delle famiglie nel 2018.

[3] Con la procedura standard, il cambiamento dei consumi avvenuto nel 2020 avrebbe determinato il paniere di riferimento per il calcolo dei prezzi al consumo solo nel 2022.

[4] Con la guida pubblicata lo scorso 3 dicembre 2020:  https://ec.europa.eu/eurostat/documents/10186/10693286/Guidance-on-the-compilation-of-HICP-weights-in-case-of-large-changes-in-consumer-expenditures.pdf

La revisione proposta da Eurostat ha diverse conseguenze sul tasso di inflazione misurato

Di seguito le principali per il comparto Turismo ed Ospitalità:

Nel complesso gli effetti della revisione del paniere dovrebbero:

  • nel breve periodo favorire un’inflazione osservata più elevata in caso di una ripresa rapida e sincrona nei diversi paesi con la fine dei lock-down nel 2° semestre;
  • nel medio-lungo periodo è invece probabile che prevalga un effetto calmieratore rispetto alla dinamica effettiva.

“Reflation Game” un orientamento di politica economica tutto americano: per contrastare gli effetti economici negativi della pandemia e ritrovare il sentiero della crescita, le banche centrali, mantenendo i tassi ufficiali su livelli assai compressi ed ampliando gli attivi, stimolano sia la spesa del settore pubblico, via acquisto di titoli di stato, sia l’erogazione di credito a cura del sistema bancario.

Maggiore spesa pubblica ed espansione del credito bancario stimolano l’attività economica. Le misure espansive impattano poi sul clima di fiducia e sulle aspettative di famiglie ed imprese, favorendo una maggiore propensione all’investimento, anche in attività finanziarie rischiose.

L’intensità delle misure di sostegno fiscale è stata più elevata negli Stati Uniti dove nel 2020 ha quasi raggiunto i 3500 Miliardi di USD (oltre il 16% del PIL 2019); questo giustifica attese di reflazione da parte dei grandi fondi in un’area che vanta comunque livelli di occupazione e di utilizzo della capacità produttiva ancora molto elevati (al contrario dell’Europa).

Nel complesso tuttavia ci attendiamo, almeno nelle principali economie occidentali, una tendenza alla reflazione accompagnata da una bassa crescita. E’ infatti assai elevata la possibilità che gli impulsi monetari e fiscali si scarichino sui prezzi piuttosto che sulla crescita dell’economia reale. L’intensità della risalita dei prezzi dipenderà da investimenti produttivi troppo contenuti, da ridotta capacità di offerta (catene di approvvigionamento interrotte causa Covid).

La stagflazione si potrà manifestare nei paesi che soffrono di bassa crescita della produttività e degli investimenti, di elevata età media della popolazione e di un significativo eccesso di risparmio.

Un’accelerazione moderata dell’inflazione presenta sia vantaggi che svantaggi

Tra i vantaggi:

  • favorisce la riduzione del rapporto tra debito pubblico e PIL;
  • erode il valore reale dei debiti, se non perfettamente indicizzati, e quindi tende a ridurre il peso del funding per le imprese.

Tra gli effetti negativi:

  • erosione del potere di acquisto delle famiglie, quando non riescono a ribaltare il maggiore costo della vita su salari e peggio ancora su pensioni;
  • disincentivazione del risparmio: le famiglie, prevedendo aumenti di prezzo, sono incentivate ad anticipare i consumi e tendono a risparmiare meno. Tuttavia, partendo dai livelli attuali, vediamo comunque un ampio spazio di recupero.

Contributo a cura di Studi e Ricerche, Banco BPM.

 

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