Commercio internazionale: evidenze durante la recessione da COVID e prospettive

Una tenuta inattesa durante la recessione da Covid

La pandemia da Covid-19 ha determinato una riduzione degli scambi internazionali di merci nel 2020 del 7,6%. Dal 2005 è la quarta volta che si verifica una contrazione degli scambi mondiali. Tuttavia, il 2020 contiene degli elementi di originalità rispetto alle crisi del passato non solo per la causa esogena che l’ha determinata ma anche per gli effetti più contenuti della recessione e per gli strumenti straordinari fiscali e monetari utilizzati per fronteggiare la crisi.

I dati del 2020 indicano che i processi macroeconomici hanno manifestato una dinamica più bilanciata se confrontati con le precedenti crisi. Infatti, nonostante si sia registrato un calo del commercio internazionale dei beni più marcato (-7,6%) rispetto al calo del PIL mondiale (-3,2%), si nota una flessione più contenuta rispetto a quanto avvenuto nel 2009 e nel 2015, quando la frenata del commercio è stata a due cifre, come evidenzia il grafico 1:

 

Grafico 1 -relazione PIL scambi internazionali – variazione % a/a valori correnti

(Fonte: WTO e Statista)

Flessione contenuta: le ragioni

Diverse le ragioni all’origine di questa differenza: la prima può essere ricondotta al fatto che la crisi del 2020 si è inserita in un trend positivo di scambi commerciali i cui tassi di crescita erano più contenuti (+3,8% la media 2016-2019) rispetto a quelli registrati fino al 2009 (+16% la media nei 5 anni precedenti) e alle performance degli anni precedenti il 2015 (crescita media 2010-2014 pari a circa l’8%). Paradossalmente questa dinamica ha rappresentato un fattore di maggior tenuta rispetto a fasi caratterizzate da crescite più marcate ma, verosimilmente, con fondamentali più fragili.

Inoltre, alcuni settori hanno visto crescere la domanda per rispondere alle esigenze sorte con la pandemia (ad es. settore farmaceutico), mentre altri hanno mostrato una resilienza superiore alle aspettative (ad es. la filiera agroalimentare), consentendo così una frenata degli scambi più contenuta, migliore delle stime che indicavano un calo del commercio internazionale a 2 cifre nel 2020.

Forse la ragione più decisiva può essere trovata nella velocità di risposta e negli strumenti utilizzati dalle istituzioni e dalle autorità monetarie che hanno permesso la ripresa, più rapida delle aspettative, dell’attività produttiva e degli scambi in importanti settori, limitando le conseguenze negative sull’economia. Infatti, come evidenzia il grafico 2, già nell’ultimo trimestre del 2020 le importazioni di beni erano cresciute del 2% tendenziale, crescita salita al 14% nel primo trimestre 2021.

 

Grafico 2 – Variazione % importazioni beni Q/Q anno precedente

(Fonte: WTO)

Area con maggior riduzione del commercio internazionale: Medio Oriente

A livello di Macroaree l’analisi indica come il Medio Oriente sia il mercato che più di altri ha sofferto della riduzione del commercio internazionale sia in valore sia in volume. Seguono l’Africa e i Paesi del Commonwealth. L’Asia è l’area che ha meno risentito della recessione (grafico 3), grazie alla veloce ripresa registrata dalla Cina.

 

Grafico 3 – Variazione % import beni in valore e volume – anno 2020

(Fonte: WTO)

Settori maggiormente sofferenti: Servizi e Turismo

Una breve annotazione merita il settore Servizi, che ha pagato il prezzo più elevato soprattutto nei segmenti della Logistica (con punte di riduzioni attorno al 30%) e del Turismo, con cali prossimi all’80% come evidenzia il grafico 4.

 

Grafico 4 – Variazione % valore delle importazioni, segmento Servizi, a valore corrente

(Fonte: WTO)

 

Diversamente da quanto registrato nei Beni, la dinamica dei Servizi evidenzia ancora una situazione di sofferenza anche con rifermento ai dati del primo trimestre del 2021, con valori tuttora lontani dal 2019, in particolare nel settore viaggi.

 

Grafico 5 – Variazione % Q/Q import Servizi

(Fonte: WTO)

Per quanto riguarda l’Italia, la dimensione della crisi degli scambi internazionali ha avuto gradazioni diverse a seconda del settore. Il calo di circa l’8% delle importazioni di beni nel 2020 è frutto di una flessione che ha riguardato quasi tutti i comparti, con l’eccezione dell’industria chimica e farmaceutica e del settore degli elettrodomestici. Particolarmente pesanti gli effetti sui settori legati alla mobilità. Notevole anche la flessione della Meccanica, della Moda e dell’Arredo, settori di particolare rilevanza per l’Italia.

 

Grafico 6 – Importazioni per settore, anno 2020 (variazione % a prezzi costanti)

(Fonte: Ministero degli affari esteri e Prometeia)

Quali prospettive per il commercio internazionale?

La veloce ripresa dell’attività produttiva, già avviata alla fine del 2020 nei principali Paesi, si è inserita in uno scenario molto diverso rispetto a quello presente pochi mesi prima. Infatti, a causa della pandemia i magazzini delle imprese erano in rottura di stock. Il sistema logistico, soprattutto quello del trasporto marittimo, aveva ridotto strutturalmente la capacità di trasporto con effetti sulle quotazioni dei noli e sulle catene delle forniture. Inoltre, la crescente attenzione a temi ambientali aveva posto le premesse perché alcuni settori accelerassero sulla strada del recupero più velocemente di altri.

La crescente richiesta della domanda di alcuni beni, le difficoltà logistiche e il timore di rimanere senza materie prime hanno influito in modo rilevante sugli scambi delle commodity (tesaurizzazione), in particolare di quelle che sono alla base delle nuove tendenze, generando una forte crescita dei prezzi.

 

Contributo a cura di Studi e Ricerche, Banco BPM

 

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