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Next Generation EU: un piano di rilancio per contrastare la crisi

14/06/2021

Lo scorso 10 dicembre gli Stati membri dell’Unione Europea hanno raggiunto l’accordo sul Next Generation EU, un pacchetto da 750 miliardi di euro per supportare le economie dei Paesi membri e contrastare gli effetti della crisi innescata dalla pandemia di covid-19.

Le parole chiave per garantire alle nuove generazioni europee un futuro migliore?  Sostenibilità e digitalizzazione.

Next Generation EU: un po’ di numeri

Dei 750 miliardi di euro stanziati nel complesso, 390 miliardi andranno in sovvenzioni a fondo perduto e 360 miliardi in prestiti che gli Stati saranno poi tenuti a restituire. L’Italia in totale potrà contare su circa 222 miliardi di euro (191,5 miliardi attraverso il Dispositivo Ripresa e Resilienza e 30,6 miliardi dal Fondo Complementare – scostamento di bilancio pluriennale).

A Fondo Perduto

Di seguito la distribuzione dei finanziamenti a fondo perduto:

  • 312,5 miliardi sono stanziati con l’obiettivo di far fronte agli effetti economici della pandemia (Dispositivo per la ripresa e la resilienza, che molti chiamano Recovery Fund);
  • 47,5 miliardi rientrano nel fondo per la coesione (REACT-EU);
  • 10 miliardi riguardano il Fondo per una transizione giusta;
  • 5 miliardi sono stanziati per Orizzonte Europa;
  • 5,6 per ambiente e salute (InvestEU);
  • 7,5 miliardi saranno destinati allo sviluppo rurale;
  • 1,9 miliardi andranno infine per sicurezza e protezione civile (RescEU).

Prestiti

Nei 360 miliardi che i Paesi saranno invece tenuti a restituire, rientrano i circa 90 miliardi del fondo SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), pensato per sostenere le aziende e l’occupazione nella fase più drammatica della crisi economica ed evitare licenziamenti di massa. In Italia il SURE servirà a coprire ammortizzatori sociali come la Cassa Integrazione o i bonus per i lavoratori autonomi.

Mentre solitamente le risorse per i sostegni comunitari arrivano dai contributi dei singoli Stati, versati in misura proporzionale ai rispettivi prodotti interni lordi, questo massiccio piano di aiuti verrà invece finanziato ricorrendo al mercato dei capitali. É stato infatti previsto l’aumento del contributo dei Paesi membri al 2% del Pil: forte di questo sostegno la Commissione europea potrà rivolgersi al mercato finanziario per chiedere prestiti in forma di titoli obbligazionari, gli Eurobond. Il rimborso è previsto a partire dal 2028 (fino al 2058): in tale senso saranno i bilanci dei prossimi decenni a ripagare il prestito.

Il PNRR italiano

“Non solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi, scadenze. Ma, nell’insieme dei programmi che oggi presento alla vostra attenzione, c’è anche e soprattutto il destino del Paese”: così il presidente del Consiglio Mario Draghi il 26 aprile ha presentato al Parlamento il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’insieme di azioni e interventi che l’Italia programma di mettere in campo per usufruire dei fondi europei.

Tutti gli Stati membri, per usufruire delle risorse messe in campo dal programma Next Generation EU, sono infatti tenuti a presentare alla Commissione Europea i propri Recovery Plan. Quello italiano punta su inclusione, digitalizzazione e transizione green, per ri-disegnare il futuro del Paese e rendere le sue aziende più internazionali e competitive, al pari delle colleghe oltralpe.

La strategia mobilita complessivamente oltre 300 miliardi di euro. Gli assi portanti del Piano sono investimenti riforme con l’obiettivo di riavviare la produzione, sostenere l’occupazione, aumentare le risorse destinate agli investimenti pubblici e privati (Transizione 4.0). Ancora: rafforzare la competitività, ridurre la burocrazia e i vincoli che rallentano gli investimenti – puntando su digitale e green.

Le sei missioni: gli obiettivi del PNRR

1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura del sistema produttivo e della Pubblica Amministrazione, dell’istruzione, della Sanità e del Fisco

Questa missione si pone l’obiettivo di rilanciare la competitività e la produttività del Paese e punta a realizzarlo con un intervento profondo che rilanci l’interconnessione tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. Per un Paese come l’Italia si tratta di un’ambizione importante, che richiede un aggiornamento tecnologico dei processi produttivi, delle infrastrutture, della scuola, della sanità. Si tratta di garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra-larga, migliorare la competitività delle filiere industriali, agevolare l’internazionalizzazione delle imprese e allo stesso tempo rilanciare due settori chiave come il turismo e la cultura. Gli investimenti previsti dalla missione sono pensati proprio per garantire un salto di qualità nel percorso di digitalizzazione del Paese.

2. Rivoluzione green e transizione ecologica

La missione si prefigge di incentivare la transizione verde ed ecologica della società e dell’economia. Comprende interventi per l’agricoltura, per la gestione dei rifiuti, per la ricerca di fonti di energia rinnovabili e di soluzioni per una mobilità sostenibile. Rientrerebbero in perimetro anche l’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato, le iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico del territorio e la gestione in sicurezza delle risorse.

3. Infrastrutture per la mobilità sostenibile (trasporti ferroviari, alta velocità), con la realizzazione di una rete nazionale in fibra ottica e lo sviluppo del 5G

La terza missione punta a rafforzare la rete ferroviaria regionale, i servizi di trasporto merci e ad estendere l’alta velocità; vuole dare nuovo impulso alla digitalizzazione della gestione del traffico aereo; intende migliorare la logistica della rete portuale.

4. Istruzione, formazione, ricerca e cultura

La missione numero quattro vuole colmare le carenze strutturali e qualitative dell’istruzione del Paese, sia sul fronte del personale che su quello della ricerca. Saranno infatti implementati programmi di formazione e reclutamento per gli insegnanti ma anche rafforzamenti del sistema tecnologico.

5. Inclusione e coesione, mercato del lavoro, politiche di genere, giovani e mezzogiorno

La missione investe nelle infrastrutture sociali, rafforza le politiche attive del lavoro e sostiene l’imprenditoria femminile. Promuove, inoltre, lo sport come fattore di inclusione.

6. Salute

La sesta e ultima missione ha due obiettivi: rafforzare il sistema di prevenzione ma anche ammodernare l’apparato tecnologico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Il piano nel suo complesso punta a ridurre l’impatto sociale ed economico della crisi pandemica, incrementare la spesa per ricerca e sviluppo, portare il tasso di occupazione in linea con la media UE, innalzare gli indicatori di benessere, equità e sostenibilità ambientale. Punta a ridurre i divari territoriali di reddito, occupazione, dotazione infrastrutturale e livello dei servizi pubblici, limitare l’abbandono scolastico e l’inattività dei giovani, promuovere le filiere agroalimentari sostenibili e garantire la sostenibilità e la resilienza della finanza pubblica. Sono infatti destinati al Mezzogiorno 82 miliardi su 206 miliardi ripartibili secondo il criterio del territorio, per una quota dunque del 40%. In particolare, gli investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità sostenibile al sud sono pari 14,5 miliardi, il 53% del totale, e intervengono sull’alta velocità, sul sistema portuale e sulla viabilità nell’Italia interna.

Incentivi per le imprese

Le imprese avranno la possibilità di accedere a questi incentivi attraverso bandi pubblici. Cosa di questi fondi contribuirà in maniera diretta ai bilanci delle singole imprese? Verranno messi in campo incentivi fiscali per diversi scopi:

  • agevolare la transizione digitale e il green;
  • favorire il potenziamento della patent box per i redditi d’impresa derivanti dall’utilizzo di software protetti dal copyright, di brevetti industriali, disegni e modelli;
  • sviluppare l’agricoltura digitale, con tecnologie cloud e real time;
  • lavorare alla banda larga, allo sviluppo del 5G e al monitoraggio satellitare;
  • agevolare l’internazionalizzazione delle imprese (rilancio del Made in Italy).

Focus PMI

La digitalizzazione della Pubblica Amministrazione potrebbe rivelarsi di grande beneficio per i cittadini ma soprattutto per le imprese, che potrebbero vedere enormemente semplificato l’accesso ai servizi. L’obiettivo è infatti raggiungere la piena interoperabilità tra i dati delle amministrazioni – una totale cooperazione cioè tra i diversi sistemi informatici perché scambiare informazioni o servizi sia più semplice e affidabile – per ridurre la distanza tra imprese e istituzioni. Verranno digitalizzate le procedure e le interfacce utente: saranno favoriti l’utilizzo di servizi digitali e accessibili mediante identità e domicilio digitali, piattaforma delle notifiche digitali, infrastrutture cloud, pagamenti elettronici.

Il ruolo degli investimenti privati

Per quanto i fondi stanziati siano senza precedenti il debito del nostro Paese è di portata tale che un ruolo fondamentale lo giocheranno anche gli investimenti privati. L’impatto complessivo del PNRR sul Pil nazionale fino al 2026 è stimato in circa 16 punti percentuali – per il sud fino a 24 punti percentuali. Perché questo obiettivo sia realistico è però necessario che il PNRR inneschi un circolo virtuoso tale per cui torni a crescere la fiducia dei risparmiatori e gli investimenti di famiglie e imprenditori. La strada della ripresa è in discesa ma ancora molto lunga.

 

 

 

L’articolo è di carattere divulgativo aggiornato alla data di pubblicazione. Per conoscere l’offerta della Banca consulta l’area Prodotti.

 

 

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