Filiera agroalimentare e PNRR

23/11/2022

La transizione ecologica e digitale non può fare a meno di uno dei settori che più rappresentano, nella vita quotidiana e nell’immaginario mondiale, la tradizione e la cultura del bel vivere italiana: l’agroalimentare. Tuttavia, per comprendere al meglio l’afflato innovativo del PNRR in merito, è bene tracciare uno scenario del cosiddetto settore primario.

L’agroalimentare è uno dei pilastri dell’export italiano, nonché ambasciatore del Made in Italy, sia come voce della bilancia commerciale che nella visione positiva del nostro Paese all’estero.

Il valore del settore supera il 4% del Pil, un dato che cresce fino al 10% se si considera l’intera filiera alimentare.
Agricoltura, silvicoltura e pesca hanno generato un valore della produzione superiore a 64 mld di euro nel 2021, con circa 35 mld di valore aggiunto.

L’agroalimentare occupa più di 1,2 milioni di addetti a tempo pieno. Nel 2022, l’Italia risulta essere il primo Paese al mondo per numero di certificati DOP e IGP.

In Italia esistono 1.133.023 aziende agricole che occupano circa 16,5 milioni di ettari di superficie agricola.

Numeri che mostrano l’importanza del settore ma che, dati alla mano, chiariscono allo stesso tempo come la filiera agro-alimentare abbia subìto una contrazione negli ultimi 20 anni: nel 2000, le aziende agricole erano più di 2,4 mln, ossia circa il doppio di oggi. Sono circa 214mila le aziende con allevamenti, principalmente di suini e ovini.

A dispetto di quanto possa sembrare, innovazione e attività connesse giocano un ruolo anche nell’agro-alimentare.

Fra il 2018 e il 2020, sono state 125mila le aziende che hanno inserito almeno un’innovazione nel proprio modello di business, con focus su meccanizzazione (al primo posto per più di un’impresa su quattro), impianti e processi di semina.

La pandemia non ha risparmiato il settore. Sebbene le misure di lockdown e distanziamento sociale abbiano impattato meno rispetto ad altri settori, nel 2020 l’agroalimentare ha registrato una diminuzione del valore aggiunto per la prima volta dal 2016. Inoltre, circa il 18% delle imprese ha avuto ripercussioni negative a causa del virus, in particolar modo sulla domanda (locale e nazionale) e sull’organizzazione aziendale. Quella agroalimentare è tra le filiere più trasversali nell’economia italiana. Basti pensare, ad esempio, al ruolo che hanno le infrastrutture logistiche nella distribuzione delle materie prime e dei prodotti. Secondo il World Economic Forum, l’Italia è nona in UE per qualità delle infrastrutture, dietro al Lussemburgo, e diciottesima nella classifica mondiale.

Da questo punto di vista, il PNRR interviene in via diretta, ossia con i fondi assegnati al ministero di competenza, e indirettamente, con i benefici derivanti dalle iniziative intraprese da altri dicasteri, con altri fondi del Piano di
Ripresa e Resilienza.

Finanziamento Agevolato con provvista CDP per Contratti di Filiera

Dal fotovoltaico alla filiera green: le iniziative del PNRR

Il turismo genera il 5% del PIL ma, fra indotto e attività correlate, incide sul 13% dello stesso. Con 33.000 esercizi
alberghieri e 183.000 esercizi extra-alberghieri che offrono lavoro a circa 1,4 milioni di addetti, il turismo rappresenta il 15% dell’occupazione nazionale.

Un’imponenza dovuta non solo al gigantesco patrimonio naturalistico italiano ma anche alle decine di migliaia di siti di interesse storico e culturale disseminati sul territorio.

Nel 2020, in Italia risultavano aperti 4.265 musei e istituzioni similari, pubblici e privati: 3.337 musei, 295 aree archeologiche e 633 monumenti o complessi monumentali.

Sono 2.400 i comuni italiani che ospitano almeno una struttura di carattere museale. Nel 2019, l’Italia ha toccato il suo record storico con 131,38 milioni di turisti, di cui il 50% stranieri. Inevitabilmente, la pandemia ha sconvolto gli equilibri del settore. Nel 2020, i turisti sono stati circa 55 milioni, ossia un terzo del record dell’anno precedente, con la maggior parte dei turisti stranieri provenienti dalla Germania.

I ristori e i sussidi per le imprese del settore hanno mitigato i venti contrari. Tuttavia, la ripresa e la riapertura definitiva potrebbero essere un’occasione per intervenire sugli aspetti meno performanti del settore, come l’istituzione di un sistema interconnesso nazionale fra i siti turistici e la digitalizzazione delle imprese, specialmente le PMI. Due punti su cui, non a caso, si concentra il PNRR.

Parola d’ordine: riqualificare

Le riforme previste dal PNRR hanno l’obiettivo di aumentare la qualità dell’ospitalità, potenziare il turismo sostenibile e privilegiare le fonti rinnovabili per ridurre l’impatto ambientale del settore. Gli interventi puntano a migliorare le infrastrutture e riqualifi care gli immobili, specialmente storici, favorendo, allo stesso tempo, l’ingresso di capitali privati e facilitando l’accesso al credito per gli imprenditori.

Per farlo, il PNRR prevede l’uso di vari fondi integrati con un investimento totale di 1,78 miliardi di euro. Ad esempio, sono previsti crediti d’imposta per le opere finalizzate al miglioramento delle strutture, un fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito delle PMI del settore, l’attivazione del Fondo tematico BEI per il turismo e un fondo azionario (Fondo Nazionale del Turismo) per la riqualificazione di immobili ad alto potenziale turistico.

A questi si aggiunge il Fondo Rotativo, ulteriore strumento finanziario integrativo. A febbraio 2022, il Ministero del Turismo e Invitalia hanno dato il via alla misura IFIT, ossia “Incentivi finanziari per le imprese turistiche”, prevista dal PNRR, che stanzia 600 milioni di euro in quattro anni per aiutare le aziende a migliorare in termini di sicurezza e sostenibilità. La platea dei destinatari è ampia e include, oltre ad alberghi e agriturismi, anche imprese del comparto ricreativo e fieristico, complessi termali e parchi tematici. Due le forme di incentivo previste: un credito d’imposta fino all’80% delle spese, cedibile a terzi, e un contributo a fondo perduto fino al 50% delle spese.

Iniziativa accolta positivamente dagli operatori. Che sia per entusiasmo, spirito imprenditoriale o necessità, le richieste hanno superato le attese: 7.415 domande presentate su 3.700 accolte come tetto massimo e 2,6 miliardi di euro richiesti per gli incentivi. Prevista dal PNRR, inoltre, una sezione speciale del Fondo di Garanzia PMI, dedicato a imprese e reti d’imprese che operano nel turismo e nella mobilità sostenibile ad esso connessa. Obiettivo: agevolare l’accesso al credito per le PMI, con una riserva del 50% per gli investimenti green, affinché sia possibile la creazione, riconversione o riqualificazione delle strutture per la fruizione non solo del patrimonio naturale e culturale del nostro Paese ma anche del turismo d’affari e congressistico.

Ancora, il Fondo Rotativo Imprese (sezione speciale del Fondo Rotativo per l’Innovazione) prevede contributi diretti alla spesa al 35% per interventi di riqualifcazione, sostenibilità ambientale e innovazione digitale, da un minimo di 500mila euro a un massimo di 10 milioni di euro, con finanziamenti agevolati rimborsabili in 15 anni, grazie a CDP in pool con il sistema bancario. Il Fondo, anche in questo caso rivolto alle piccole e medie imprese del settore turistico, mira a migliorare la qualità dei servizi di ospitalità nazionale, potenziando le strutture ricettive e sostenendo investimenti nel settore fieristico, secondo i principi di sostenibilità ambientale e digitalizzazione.

La trasformazione dell'agricoltura

In tema di transizione energetica, inoltre, il PNRR stanzia 1,10 mld di euro da investire nella diffusione degli impianti agro-voltaici, ossia strutture suddivise fra coltivazioni e produzione di energia tramite tecnologia fotovoltaica.

L’investimento, oltre ad abbassare i costi di approvvigionamento energetico, consentirà di ridurre le emissioni di CO2 di 0,8 mln di tonnellate all’anno. Il tutto senza dimenticare la sostenibilità economica per le imprese, sfruttando, ove possibile, i bacini idrici tramite soluzioni galleggianti. Un’iniziativa che, se perseguita su scala continentale, potrebbe avere un impatto signifi cativo
contro il cambiamento climatico: il settore agricolo è responsabile del 10% delle emissioni di gas serra in Europa.
Ridurre le emissioni, tuttavia, vuol dire anche sfruttare al meglio i residui della filiera agroalimentare. Un esempio pratico è la produzione di biometano, fonte di energia rinnovabile ottenuta da biomasse agricole o agroindustriali,
per il quale il PNRR prevede un investimento di 1,92 mld di euro. Obiettivo: aumentarne la produzione di circa 2,5 mld di metri cubi che, tradotto in termini di emissioni, vorrebbe dire ridurre almeno dell’80% la produzione di gas a effetto serra. Sono tre le principali strategie in merito: riconversione degli impianti biogas agricoli; sostegno finanziario per la creazione di nuove strutture integrate; promozione dell’uso di trattori moderni dotati di attrezzatura per l’agricoltura di precisione.

Infine, il PNRR prevede interventi per migliorare le risorse idriche a disposizione del sistema agricolo, la cui stabilità delle forniture è sempre più minacciata dalle ondate di siccità causate dal cambiamento climatico. L’investimento da 880 mln di euro prevede la conversione di un terzo degli attuali sistemi di irrigazione verso strutture più efficienti, in grado di ridurre le perdite e contrastare il prelievo illegale delle acque
grazie alle tecnologie innovative. È prevista l’installazione di contatori e di sistemi di controllo a distanza, sia sulle reti collettive che dei privati, per il monitoraggio dei consumi. Obiettivo: rendere più effi cienti i sistemi di irrigazione di almeno un terzo delle aree agricole.

 

Contenuti editoriali a cura di Class CNBC

 

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