Equity crowdfunding, cos’è e come funziona

Tante proposte per costruire il tuo capitale

Definire l’equity crowdfunding

Che cos’è l’equity crowdfunding? In buona sostanza, l’equity crowdfunding (cioè la “raccolta collettiva di fondi per investimenti azionari”) è un particolare processo di investimento che consente di finanziare – tramite portali online autorizzati dalla CONSOB – i progetti di start-up innovative o piccole e medie imprese non quotate, ricevendo come contropartita quote societarie delle stesse imprese.

Il fenomeno, inizialmente riservato a detentori di patrimoni elevati, sta diventando sempre più accessibile anche ai piccoli risparmiatori, con un progressivo abbassamento delle soglie minime d’accesso (ad oggi bastano circa 250 euro).

Cosa rappresenta per l’azienda?

Guardandola dal punto di vista delle realtà finanziate, l’equity crowdfuding offre un canale di finanziamento alternativo a quello bancario, in linea di massima poco accessibile alle piccole e medie imprese, che pure rivestono un ruolo fondamentale nel tessuto produttivo italiano. Per start-up e PMI, si tratta di fatto di veri e propri aumenti di capitale – con l’unica differenza che il tutto avviene al di fuori dalla Borsa e che i finanziatori sono sempre più spesso semplici cittadini.

Naturalmente, per chi investe c’è una componente di rischio da non sottovalutare.

Chi vuole investire tramite equity crowdfunding dovrebbe tenere in considerazione tre punti:

Come è regolato l’equity crowdfunding?

Si tratta di una modalità di investimento piuttosto recente, se si pensa che è stata normata in Italia nel 2013. Va però detto che nella maggior parte dei Paesi in cui operano portali di crowdfunding il fenomeno non è soggetto a regolamentazione – viene infatti inserito nell’ambito di applicazione di discipline già esistenti, come appello al pubblico risparmio o servizi di pagamento.

L’Italia è stata invece il primo Paese in Europa a essersi dotato di una normativa specifica e organica – relativa però solo all’equity crowdfunding e non ad altre forme di crowdfunding, come per esempio il social lending.

Come viene considerato l’equity crowdfunding in Italia?

L’equity crowdfunding era inizialmente inteso come uno strumento utile a favorire lo sviluppo delle start-up innovative attraverso regole e modalità di finanziamento in grado di sfruttare le potenzialità di Internet.

Era quindi limitato a start-up, PMI innovative e veicoli di investimento specializzati in innovazione. Nel 2018, poi, la CONSOB ha allargato le maglie includendo anche le PMI tradizionali tra le realtà che possono raccogliere fondi online sulle piattaforme di equity crowdfunding autorizzate in Italia, che sono 32 in tutto.

Numeri in crescita per il settore

Proprio questo cambiamento normativo ha dato grande impulso al settore. Stando ai dati riportati dall’Osservatorio del Politecnico di Milanonel 2018 le piattaforme attive in Italia hanno raccolto complessivamente 36,4 milioni di euro, contro gli 11,7 milioni dell’anno precedente.

il 2019 sembra promettere bene, considerato che – sempre secondo l’Osservatorio del PoliMi – solo nei primi due mesi dell’anno la raccolta è stata di 5,4 milioni di euro.

Stando alle stime di uno studio realizzato da EdiBeez con il patrocino dell’AIEC, il 2019 dovrebbe chiudersi con una raccolta di oltre 62 milioni, mentre il 2020 potrebbe registrare addirittura un totale di 110 milioni di euro.

La doppia funzione delle piattaforme di crowdfunding

La funzione principale delle piattaforme di equity crowdfunding è quella di mettere in contatto la domanda (quindi i progetti da finanziare, alla ricerca di risorse) con l’offerta (ovvero, gli investitori pronti a sostenerli).

Le piattaforme di crowdfunding svolgono per i risparmiatori anche un importante funzione di supporto perché:

  • forniscono informazioni circa l’andamento dei progetti finanziati
  • preselezionano le aziende accogliendo sul proprio portale solo le società per cui si ritiene che le probabilità di successo siano più elevate.

Una doppia opportunità, quindi, per chi cerca nuovi spunti di investimento (sempre nell’ambito di un portafoglio adeguatamente diversificato, ovviamente) e per chi invece è alla ricerca di nuovi canali di finanziamento per la propria attività. I numeri ci sono, vedremo quale sarà da qui in avanti la loro evoluzione.

 

di AdviseOnly

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