Dazi doganali, liberismo e protezionismo: cosa c’è da sapere

Tra le tante parole che le cronache economiche e finanziarie hanno riportato in voga, senza dubbio c’è “dazi”. Può quindi essere utile capire bene cosa si intende per dazi doganali, quali sono le differenze tra liberismo e protezionismo e a che punto siamo nelle relazioni internazionali, in particolare tra Stati Uniti e Cina, i due colossi dell’economia mondiale.

Argomenti che possono sembrare lontanissimi dalla nostra vita e, soprattutto, dai nostri soldi, ma che invece può essere utile monitorare anche per capire come costruire e adeguare il portafoglio di investimento.

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All’origine della parola: cosa sono i dazi?

Dicesi “dazio” la barriera artificiale alla circolazione di merci e servizi fra due o più Paesi. Il più delle volte, il dazio interviene all’ingresso di un determinato bene in un Paese, quindi all’importazione: in questo caso, chi importa il bene deve versare il dazio alla dogana.

Ma i dazi si possono applicare anche alle esportazioni, per esempio di materie prime. Di fatto, siamo di fronte a un’imposta a tutti gli effetti e, come tale, confluisce nelle casse dello Stato che la impone all’ingresso o all’uscita di un bene dai suoi confini. Oltre che per aumentare le entrate fiscali, il dazio serve per attuare una precisa politica commerciale.

In questo senso, le sue principali funzioni, strettamente connesse tra loro, sono due:

  • riequilibrare il saldo commerciale tra importazioni ed esportazioni;
  • proteggere alcuni comparti produttivi, siano essi ciclici o difensivi, nel momento in cui si ritiene che non riescano a competere con la concorrenza estera.

Un modo per evitare i dazi c’è, ed è la stipula di appositi accordi commerciali.

La WTO e i dazi commerciali

Il primo gennaio 1995 è nata l’Organizzazione Mondiale del Commercio, meglio nota come WTO (World Trade Organization), che si occupa di regolare gli scambi commerciali tra le nazioni.

La WTO svolge una serie di ruoli: gestisce un sistema globale di regole commerciali, si propone come forum per la negoziazione di accordi, risolve le controversie tra i suoi membri e sostiene i Paesi in via di sviluppo. Conta oltre 160 membri, che rappresentano il 98% del commercio mondiale.

Tuttavia, la WTO non si sostituisce alla sovranità degli Stati, che possono assumere anche decisioni non del tutto in linea con lo spirito dell’Organizzazione.

Liberismo vs. protezionismo

Negli ultimi anni, in reazione alla globalizzazione e alla crisi economica, si è fatto largo un po’ ovunque un rinnovato spirito protezionistico. L’onda è partita dagli Stati Uniti del presidente Donald Trump.

Ma qual è il significato di protezionismo? In sostanza, si tratta di una politica basata sul ricorso sistematico ai dazi doganali. L’obiettivo, come abbiamo accennato e come suggerisce la parola stessa, è appunto quello di proteggere le attività produttive nazionali.

Di fatto, è un obiettivo che si può ottenere mettendo in campo diversi strumenti: oltre ai dazi doganali, che fanno lievitare il costo del bene importato rendendolo meno competitivo rispetto a quello prodotto localmente, si possono introdurre barriere normative o sanitarie.

Un’altra strategia è quella di spingere i propri beni sui mercati esteri tenendone basso il prezzo (il cosiddetto dumping) o sostenendo con varie agevolazioni fiscali e creditizie le imprese nazionali.

Al polo opposto del protezionismo c’è il liberismo, che invece crede nella circolazione delle merci e dei servizi in totale assenza di barriere, tariffarie e non.

A che punto siamo?

L’intero 2018 è stato scandito dalle continue stoccate tra gli Stati Uniti e i loro (un tempo) alleati commerciali: non solo Cina, ma anche Europa, Canada e Messico. Con Messico e Canada dal 1994 era in vigore il North American Free Trade Agreement (NAFTA). A margine del G20 che si è svolto a Buenos Aires, in Argentina, il 30 novembre e primo dicembre 2018, i leader di Stati Uniti, Canada e Messico hanno firmato il nuovo accordo commerciale USMCA (United States-Mexico-Canada), che ha sostituito il NAFTA.

Il G20 ha portato qualche frutto anche nei rapporti tra Stati Uniti e Cina: Trump e il presidente Xi Jinping hanno siglato una tregua di 90 giorni, operativa a partire da gennaio 2019, nella guerra commerciale che era in corso da mesi, a colpi di dazi incrociati e di altri interventi di stampo protezionistico su ambo i fronti.

Al di là dei continui aggiornamenti di cronaca, è evidente che c’è stato un radicale cambio di tono nei rapporti commerciali tra le grandi economie. Ed è quindi facile aspettarsi che, in un senso o nell’altro, il confronto resterà vivace, tra alti e bassi, ancora per diverso tempo. Quindi, lo ribadiamo, seguire gli aggiornamenti da questo fronte e i segnali dai principali indicatori economici potrà rivelarsi utile anche per sapere quali asset class, mercati e settori risentiranno maggiormente degli effetti di questa battaglia e capire quindi, magari con l’aiuto di un esperto, cosa fare rispetto ai propri investimenti.

 

di AdviseOnly

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