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Sistema idrico ed irriguo: gli investimenti del PNRR per l’oro blu italiano

03/04/2023

Quando gli astronauti dell’Apollo 8 scattarono la prima foto della Terra dall’orbita lunare, nella sua interezza, notarono come l’acqua in superficie fosse tanto predominante da giustificare l’appellativo di “pianeta blu”. Era la Vigilia di Natale del 1968. Eppure, nonostante la quantità, ben poca è utilizzabile dall’umanità. Il
97% dell’acqua che copre la superficie terrestre è salata, mentre il 3% è dolce, proveniente da ghiacciai, falde sotterranee e acque superficiali; di questa, solo l’1% è accessibile per uso umano. Non stupisce, dunque, come l’appellativo “oro blu” in riferimento all’acqua sia ormai diffuso, anche a causa dei cambiamenti climatici, che hanno un impatto significativo sulle risorse idriche del pianeta.

L’oro blu italiano

Fortunatamente, l’Italia ha un’ampia disponibilità di risorse idriche: 141,9 miliardi di metri cubi, di cui il nostro Paese preleva ogni anno 33.5 miliardi. Tuttavia, negli ultimi 30 anni le risorse idriche sono diminuite del 19% rispetto al 1950. Un trend che potrà essere rallentato con la transizione green: la riduzione prevista, infatti, oscillerà fra il 10 e il 40% nei prossimi anni (con punte del 90% nel Sud del Paese) a seconda dell’approccio che l’Italia avrà nella riduzione dei gas serra e nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico.* La rete di acquedotti italiani si sviluppa per 425mila km, sebbene circa il 60% sia stato posato oltre 30 anni fa e ben il 25% abbia più di 50 anni. Nonostante ciò, il tasso di rinnovo dell’infrastruttura è di 3,8 metri di condotte per ogni km di rete. A questo ritmo, per sostituire l’intera rete occorrerebbero non meno di 250 anni. L’Italia investe nella rete idrica circa 34 euro per abitante l’anno, contro la media europea di 100 euro.**
Acquedotto in cattivo stato vuol dire dispersione idrica: nel 2020, sono andati persi 41 metri cubi al giorno per km di rete, pari a circa il 36% dell’acqua immessa.***

FINANZIAMENTI DEDICATI PER L'AGRICOLTURA

Le misure del PNRR in tema idrico

Gli interventi previsti dal PNRR in tema idrico si sviluppano in varie direttrici, con focus sulla distribuzione dell’acqua ma anche su fognature, forniture irrigue per l’agricoltura, gestione e depurazione delle acque reflue delle imprese, specialmente del settore manifatturiero. L’obiettivo è migliorare la qualità dell’acqua e garantire un servizio più efficiente e salubre a cittadini, industria e attività di ogni genere.
Il PNRR dedica circa 4,3 mld al sistema idrico, dei quali circa 2 mld destinati a nuove infrastrutture idriche primarie, ad esempio nuovi invasi su tutto il territorio nazionale. 25 progetti per potenziare, completare o effettuare manutenzione straordinaria su impianti di derivazione, stoccaggio e fornitura idrica primaria. L’obiettivo è porre le basi per affrontare al meglio siccità e cambiamenti climatici, superando la “politica di emergenza”, migliorare la qualità dell’acqua e garantire l’approvvigionamento nelle aree urbane e nelle grandi aree irrigue. Inoltre, il PNRR dedica 900 mln a riparazione, digitalizzazione e monitoraggio integrato delle reti idriche. Obiettivo: realizzare almeno 25mila km di nuovi acquedotti per la distribuzione di acqua potabile, riducendo la dispersione idrica grazie a sistemi di controllo avanzati e digitali, specialmente nel Mezzogiorno, dove le falle sono più numerose. Secondo le stime, entro il 2026, l’Italia dovrà avere un vero e proprio “network intelligente” per la gestione dell’acqua.

Irrigazione e acque reflue: una nuova risorsa

In tema idrico, il PNRR dedica un capitolo anche all’agricoltura con un investimento di 880 mln. Il piano prevede la conversione di un terzo degli attuali sistemi di irrigazione verso reti a maggiore efficienza, dotate di tecnologie innovative, con l’obiettivo non solo di migliorare la gestione delle risorse, riducendo le perdite, ma anche di contrastare il prelievo illegale dell’acqua, diffuso soprattutto nelle aree rurali. Le prolungate ondate di siccità estive hanno avuto impatti negativi sulla produzione agricola dimostrando, ancora una volta, come il cambiamento climatico possa scombinare gli equilibri produttivi del Paese, se non contrastato con interventi
che aumentino la resilienza dell’agroecosistema. Oltre al miglioramento della rete, verranno installati contatori e sistemi di controllo a distanza per il monitoraggio dei consumi. Ad oggi, solo l’8% delle aree agricole è dotato di sistemi di irrigazione all’avanguardia. Fondamentale sarà il completamento delle reti di fognatura non ancora ultimate e la creazione di nuovi impianti di depurazione, così da evitare ulteriori procedure di infrazione a carico dell’Italia. Il PNRR stanzia 600 mln per la realizzazione di impianti di riciclo e depurazione di acque e fanghi provenienti da scarichi industriali, assecondando il modello di “fabbrica verde”, che consente il recupero di energia dagli scarti di lavorazione, e concentrandosi sull’industria manifatturiera.

Il ruolo di imprese e fornitori****

I progetti del PNRR offrono un’occasione unica per le utilities, con la possibilità di accelerare la riforma del settore. I miliardi di euro introdotti rispondono a un fabbisogno di investimenti delle imprese idriche che, ad oggi, è di circa 14 mld e che, se soddisfatto, avrebbe una ricaduta positiva sull’occupazione, generando circa 160mila nuovi posti di lavoro. La completa attuazione dei progetti idrici previsti dal PNRR farebbe crescere il Pil dello 0,2%, con un impatto positivo maggiore sul Meridione, riducendo il “water service divide”, ossia la differenza di qualità di servizio idrico fra le varie macro aree del Paese. Nel rispetto della tabella di marcia, la maggior parte delle risorse legate agli investimenti idrici verranno aggiudicate entro il 2022 poiché il PNRR prevede l’avvio dei cantieri già nel 2023. Un obiettivo che, a causa dell’aumento del costo delle materie prime e dell’energia, potrebbe non essere raggiunto. Il rischio ritardi è dietro l’angolo, sebbene molte società di gestione delle reti idriche abbiano rivisto i piani di investimento per fronteggiare i nuovi ostacoli. Tema sottolineato anche da CDP, che ha ricordato come i progetti per la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento delle reti idriche siano centrali per la salvaguardia del territorio. Criticità storiche che il PNRR può aiutare a superare, ma solo con la partecipazione di tutti gli attori dell’economia.

* Fonte: Ispra
** Fonte: FAI
*** Fonte: Report Acqua 2022 – ISTAT
**** Fonte: Il PNRR e il servizio idrico integrato – Utilitalia

Contenuti editoriali a cura di Class CNBC

 

 

 

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