Che cos’è la volatilità di un titolo, di un fondo, di un mercato?

L’andamento dei mercati finanziari è incerto per definizione. La stessa analisi tecnica per il trading non può essere considerata una scienza in quanto, al verificarsi delle medesime condizioni, i risultati ottenuti possono essere ogni volta differenti. Quindi le indicazioni che dà sono incerte, ovvero possono essere utilizzate per la gestione delle posizioni ma non per prevedere il futuro: il mercato può scendere, salire o restare stabile, quindi devo utilizzare strategie che mi proteggano contemporaneamente da ognuna di queste tre possibilità, perché non posso avere alcuna certezza sulla direzione che prenderà.
Tuttavia, ed è questo un importante appiglio che ci fornisce l’analisi tecnica, l’incertezza si può misurare. Matematicamente. E questo metro di misura è la volatilità.

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Il significato di volatilità in finanza

La volatilità dà un indizio importante sul movimento di un prezzo di uno strumento finanziario (si parla di volatilità di un titolo, come un’azione, un’obbligazione, un derivato o altro, ma anche di volatilità di un fondo o di volatilità dei mercati), in particolare se attraversa una fase più turbolenta del normale oppure no, e in che direzione questa turbolenza potrebbe svilupparsi.
La volatilità si calcola matematicamente come distanza in percentuale dai suoi valori medi del prezzo. Facciamo un esempio: se un titolo ha registrato una volatilità del 10% in un dato periodo significa che, in questo periodo, il valore del titolo si è discostato in media del 10% dal suo prezzo medio. E qui segnaliamo l’importante differenza tra i concetti di “valore” percepito o desiderato dal mercato e di “prezzo” del titolo stesso, in cui si riflettono tutte le dinamiche della negoziazione finanziaria.

Il significato matematico di volatilità

In “matematichese”, la volatilità è la deviazione standard (o lo scarto quadratico medio) delle variazioni di prezzo, ovvero la si ottiene calcolando le deviazioni (gli scarti) tra prezzo effettivo e prezzo medio per ogni periodo considerato (giornaliero, settimanale, mensile, etc.), calcolando il quadrato del valore ottenuto, sommando tutti i quadrati e dividendoli per il loro numero (cioè facendone la media) ed estraendo infine la radice quadrata dei valori così ottenuti.

Grafico a un anno dell’indice europeo della volatilità (VStoxx) calcolato sull’EuroStoxx 50 – fonte: www.stoxx.com

La duplice utilità della volatilità

Ma la di là della formula matematica, che qualunque software o piattaforma di trading operativa vi calcolerà senza problemi, quello che conta è il suo significato e come può essere utilizzato per fare trading online in modo sicuro. E due sono i modi di trarne vantaggio.

Il primo modo è quello di considerare la volatilità come la frequenza di un’onda: maggiore sarà, tanto più il titolo si muoverà rapidamente tra i suoi picchi, offrendo numerosi spunti per l’operatività. Non a caso i trader più esperti ricercano la volatilità come i surfisti ricercano l’onda, perché in un mercato piatto le occasioni di interventi speculativi sono più difficili da trovare.
Il secondo modo attraverso cui la volatilità viene in aiuto del trader – pur rappresentando anche un rischio da conoscere e da gestire – è quello dell’indicazione di tendenza. Una volatilità del titolo in aumento, quello che qui abbiamo chiamato turbolenza, può indicare un crescente interesse del mercato verso quel titolo e quindi potrebbe essere statisticamente un segnale rialzista; viceversa, lo scemare della volatilità potrebbe dare indicazioni di un allentamento dell’interesse e, quindi, di un’imminente discesa. Su questo punto, però, giocano anche altre variabili e affidarsi a un unico indicatore può non essere sempre la scelta giusta.

Indici e indicatori di volatilità in finanza

Abbiamo accennato agli indicatori, quindi diamo subito una rapida panoramica della “cassetta degli attrezzi” del trader per quanto riguarda la volatilità di un titolo, di un fondo, di un mercato.
Vi sono due indici (ovvero panieri di titoli) che sono in assoluto i più seguiti e utilizzati nel trading e nella finanza in generale: il Vix, che è l’indice della volatilità calcolata sull’S&P500, cioè sull’indice del mercato statunitense che raccoglie i 500 titoli a maggior capitalizzazione, e il VStoxx, calcolato sull’EuroStoxx 50, indice dei 50 titoli europei a maggior capitalizzazione. Il primo, in particolare, fornisce il polso del mercato e dell’economia USA, che com’è noto hanno risvolti e impatti importanti sui mercati finanziari e sull’economia dell’intero globo.

Per quanto riguarda gli indicatori, cioè strumenti che inseriscono in algoritmi più o meno complessi differenti dati di mercato per supportare la gestione delle posizioni, tra i più utilizzati sulla volatilità troviamo l’ATR (Average true range), le Bande di Bollinger, il Donchian Channel e altri.

L’indicatore ATR (la linea azzurra nella parte inferiore) Applicato al grafico dell’EUR-USD. L’ATR segnala inizialmente un incremento di volatilità che precede una risalita del cambio, per poi fornire un segnale di stabilità – fonte: www.dolphintrader.com

di Andrea Fiorini

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