Cosa sono gli investimenti sostenibili? Dagli ESG ai Green Bonds

I criteri di sostenibilità e responsabilità ambientale, sociale e di buona gestione aziendale potrebbero presto diventare decisivi nella scelta della banca o della società di gestione del risparmio alla quale affidarsi per capire e decidere come investire. Lo sostiene la ricerca condotta da Finer per conto di Assogestioni, l’associazione italiana dei gestori del risparmio, presentata nel corso del Salone del Risparmio 2019. Ma cosa sono gli investimenti sostenibili e responsabili? Lo vediamo subito.

Scopri tutti i conti

Investimenti sostenibili: cosa sono?

Gli investimenti sostenibili e responsabili – cui spesso si fa riferimento adoperando la sigla SRI, che sta appunto per Sustainable and Responsible Investments – sono quegli investimenti che puntano a creare valore e a generare un rendimento tramite una strategia che, nella valutazione delle società in cui si vuole investire, integra l’analisi finanziaria con quella dell’attenzione all’ambiente, agli equilibri sociali e alla buona governance. Questo implica che un basso o nullo livello di attenzione in questo senso possa diventare uno degli indicatori di rischio potenziale.

Non è da dare per scontato che tutti lo sappiano, anzi: in molti (secondo la ricerca Finer, il 49% dei clienti mass market e il 42% di quelli affluent e upper affluent) credono che gli investimenti sostenibili siano sostanzialmente quelli “no profit”, a zero profitti, che mettono al primo posto l’attenzione all’ambiente, il rispetto della parità di genere e di razza e dei diritti umani e una corretta e trasparente gestione aziendale sacrificando però la remunerazione e i rendimenti di azionisti e obbligazionisti.

Environmental, social, governance: in una parola, ESG

In realtà, non è affatto così: diversi studi dimostrano che investire in modo sostenibile e responsabile secondo criteri che consentano di individuare le società con i più elevati punteggi ESG (sigla, questa, che sta appunto per EnvironmentalSocial e Governance) non penalizza assolutamente il rendimento. Anzi: molte evidenze empiriche segnalano una correlazione positiva tra ESG e performance.

Secondo alcuni osservatori, ciò accade perché le migliori società in termini di fondamentali e strategia sono in genere le più attente ai criteri ESG. Insomma, in linea di massima le aziende virtuose e ben gestite sono quelle che eccellono anche nella gestione dei rischi ambientali e dei rapporti con la società, i clienti, i dipendenti, e via dicendo. Quindi: segui l’ESG e troverai aziende solide in grado di offrire i più interessanti ritorni potenziali sia ai loro azionisti che agli obbligazionisti.

ESG investing: sì, ma come?

Tutto ciò tenendo comunque fermo un punto: ovvero, investire in modo sostenibile e responsabile secondo criteri ESG vuol dire escludere in maniera tassativa i titoli emessi da società la cui attività sia legata ai settori delle armi, del tabacco, dell’alcol, della pornografia e del gioco d’azzardo. Il che è sempre meno una preoccupazione di nicchia: la ricerca Finer ci dice che, rispetto a qualche anno fa, gli investitori appaiono più sensibili ai temi SRI, complici soprattutto gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.

Ok, ma in quali prodotti può investire chi vuole investire secondo una logica di sostenibilità e di responsabilità ESG? È abbastanza evidente che esaminare società per società non è un lavoro alla portata di tutti, perché i più non ne hanno il tempo né soprattutto le competenze. Esistono però strumenti – come fondi comuni ed ETF – già al loro interno molto diversificati e che, quando dichiaratamente ESG, si fanno carico della valutazione a monte delle aziende alle quali prendono poi esposizione.

Green bonds e non solo

Tra i prodotti fino ad oggi più citati in materia di ESG ci sono i green bonds: queste “obbligazioni verdi” sono strumenti finanziari la cui emissione ha lo scopo di finanziare progetti che prevedono, per esempio, un uso responsabile delle risorse naturali e un focus sull’efficienza energetica e le fonti rinnovabili. Fanno il paio con i meno conosciuti ma altrettanto interessanti social bonds (i progetti, in questo caso, hanno una finalità sociale).

Chi è interessato ad approfondire, nel nostro Paese potrà trovare un interlocutore in Borsa Italiana, la società che gestisce i mercati degli scambi azionari e non solo: dal marzo 2017, infatti, Borsa Italiana consente agli investitori istituzionali e retail di individuare i green e i social bonds grazie alla certificazione iniziale di un soggetto terzo e a un aggiornamento almeno annuale dell’informativa sull’uso dei proventi.

di AdviseOnly

 

Banco bpm
Vuoi maggiori informazioni su risparmio e investimenti?