Rischio di cambio: che cos’è e come coprirlo

L’operatività su mercati regolamentati o con strumenti negoziati fuori mercato comporta rischi legati a molteplici fattori, dal profilo del trader al momento di mercato, dallo strumento utilizzato all’analisi e agli indicatori utilizzati, e così via. Esiste però un rischio aggiuntivo che non corre chi opera su strumenti quotati nella stessa valuta del Paese in cui risiede: il rischio di cambio.

Per chi come noi italiani risiede all’interno dell’Area Euro, infatti, fare trading su strumenti quotati in euro non dà problemi per questo tipo di rischio, mentre operando su strumenti quotati in dollari, in sterline o in qualunque altra valuta diversa dall’euro il rischio è intrinseco nell’operazione stessa. Ma di cosa si tratta, esattamente?

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Il denaro come merce

Bisogna partire dal concetto base che le valute vengono trattate sui mercati come se fossero merci, pur avendo caratteristiche peculiari. Quindi possono essere acquistate o vendute esattamente come altri tipi di beni. Quando devo andare in vacanza negli Stati Uniti vado in banca compro dei dollari pagando con gli euro che ho sul conto. Ma quanto valgono, in questo caso i dollari? Le valute sono associate in coppie; se la coppia è formata dal dollaro più un’altra valuta viene chiamata cambio, se è formata da due valute diverse dal dollaro viene chiamata cross.

Poiché il rapporto tra due valute rispecchia il rapporto tra le economie dei due Paesi a cui fanno capo le valute stesse, questo rapporto viene attentamente monitorato e, in qualche caso, regolato dai rapporti di forza economica tra le nazioni.

Il rapporto tra le due valute viene definito “tasso di cambio”, e il suo valore varia continuamente, esattamente come il prezzo di un’azione o di un derivato, in quanto determinato dalla domanda, dall’offerta e dalle politiche monetarie dei Governi.

Inoltre, ad ogni valuta è associato un tasso d’interesse, negativo o positivo, che viene conferito ai possessori dalle banche centrali.

Trading sulle valute e rischio di cambio

Nel momento in cui un investitore o un trader negoziano uno strumento quotato in valuta estera, quindi, il suo valore viene trasposto nella valuta di quotazione sulla base del tasso di cambio di quel momento, considerando che ogni intermediario finanziario può applicare tassi leggermente diversi l’uno dall’altro.

Per fare un esempio, se acquisto un’azione USA che vale dieci dollari, poiché il cambio è di 0,8852 euro per 1 dollaro (cioè 1,1297 dollari per 1 euro), per l’azione pagherò 8,8552 euro.

Tuttavia, e qui subentra il rischio di cambio, l’azione resta sempre quotata in dollari, perché sono stati i miei euro a essere trasformati in valuta statunitense. Quindi se – anzi, quando – il tasso di cambio tra dollaro ed euro si modificherà, questo andrà a modificare anche il valore stesso della mia operazione, che si evidenzierà al momento della chiusura dell’ordine.

Variazione come opportunità

Quando andrò a vendere, non solo dovrò tenere conto del costo delle commissioni e degli aspetti fiscali del trade, ma dovrò anche verificare che la modifica del tasso di cambio non vanifichi eventuali risultati positivi.

Ma attenzione: quello che si chiama rischio di cambio può anche essere un’opportunità di cambio, proprio perché la variazione del cambio può anche essere positiva.

Se infatti, tornando all’esempio della nostra azione USA, il prezzo del titolo fosse salito a 10,5 dollari ma il cambio fosse sceso da 0,8852 a 0,8842, vendendolo un trader statunitense avrebbe guadagnato il 5% mentre un trader italiano avrebbe guadagnato “solo” il 4,88% per via della variazione del cambio (deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro). Se invece il tasso fosse passato da 0,8852 a 0,8862 (apprezzamento dell’euro sul dollaro), il 5,00% incassato dal trader USA alla chiusura dell’operazione, per il trader europeo sarebbe diventato un +5,11% circa.

In sostanza, investire in titoli quotati in una specifica valuta o anche direttamente su quella valuta (operando sul Forex) significa considerare attentamente anche le possibili fluttuazioni del cambio.

Come coprire il rischio di cambio

Restare in balìa del caso, però, non è una scelta valida per nessun trader. La scelta di operare su strumenti in valuta dovrebbe innanzitutto fare parte di una strategia di diversificazione del portafoglio che tenga appunto conto anche dell’esposizione valutaria e geografica, e non solo dello strumento in sé.

Qualunque investimento si intraprenda, poi, è sempre obbligatorio avere una strategia di uscita che tenga in considerazione almeno il caso peggiore e il caso migliore che si possa verificare. E per gestire al meglio il caso peggiore, ovvero la perdita di forza della nostra valuta rispetto alla valuta del titolo su cui abbiamo investito, è possibile coprire il rischio di cambio. Come?

Una prima ipotesi è quella, adatta a trader esperti, di coprirsi direttamente facendo trading sulle valute, con un’operazione simmetrica (short o al ribasso) sul cambio in questione, anche sfruttando l’effetto a leva. In questo caso si perde però l’opportunità di sfruttare l’andamento del cambio a favore, in quanto il tasso di cambio viene del tutto sterilizzato.

Vi sono poi ETC o fondi comuni euro hedge che eliminano questo rischio, ma soprattutto future standard sui cambi, che offrono la possibilità a una data scadenza di ricevere un determinato importo in una valuta a fronte del pagamento nell’altra.

Infine, tra le molte possibilità offerte dal mercato, è possibile diversificare la propria operatività puntando contemporaneamente su aree geografiche, valute e strumenti con coefficiente di correlazione inverso, in modo che, statisticamente e non scientificamente, quando una parte del portafoglio dovesse trovarsi in sofferenza, l’altra potrebbe compensarne almeno in parte il deficit.

di Andrea Fiorini

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