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Truffa della falsa autorità: come funziona e come difendersi

truffa della falsa autorità
19/05/2026

Nel 2026 una delle frodi bancarie più in crescita si basa su un meccanismo semplice quanto efficace: farti credere di parlare con chi dovrebbe proteggerti. Polizia postale, carabinieri, ufficio antifrode della banca, operatori della Banca d’Italia: identità che i truffatori adottano con disinvoltura, documentazione falsa inclusa. Capire come funziona questo schema è il modo più concreto per non caderne vittima.

Come funziona la truffa della falsa autorità

Tutto inizia con una telefonata. Il numero che vedi sul display sembra ufficiale perché i truffatori usano il caller ID spoofing, una tecnica che permette di falsificare il numero chiamante e farlo apparire identico a quello di una banca, di un’istituzione pubblica o delle forze dell’ordine.

Ma c’è un passaggio preliminare che rende questa truffa particolarmente difficile da riconoscere, e che avviene molto prima della chiamata.

Come i truffatori sanno già tutto di te

Prima di contattarti, i truffatori hanno già costruito un profilo dettagliato su di te. Come? Acquistando o sottraendo dati da database circolanti nel dark web, alimentati da violazioni di sicurezza (i cosiddetti data breach) avvenuti nel corso degli anni su piattaforme di e-commerce, servizi online, operatori telefonici, app di vario tipo.

Questi archivi contengono spesso combinazioni molto precise di dati: nome, cognome, codice fiscale, indirizzo di residenza, numero di telefono, indirizzo email. In molti casi includono anche l’IBAN, che è un dato sufficiente per risalire alla banca di riferimento: le prime quattro cifre dopo il codice paese identificano l’istituto. Da lì, sanno chi chiamare e con quale identità presentarsi.

Il risultato è una telefonata in cui il truffatore conosce già il tuo nome, la tua banca, a volte persino le ultime operazioni sul conto (ottenute tramite tecniche di phishing precedenti o ulteriori accessi non autorizzati). Questa quantità di informazioni disattiva il tuo sistema di allerta: se sa tutto questo, deve essere davvero chi dice di essere.

Lo schema della truffa

La voce dall’altro capo è calma, professionale, e ti comunica una notizia allarmante: sul tuo conto sono stati rilevati movimenti sospetti, è in corso un’indagine, i tuoi soldi sono a rischio. Per darti ulteriore credibilità, il truffatore può inviarti via mail o WhatsApp una falsa denuncia-querela o una falsa informazione di garanzia, completa di intestazione, numero di protocollo e timbri contraffatti.

A questo punto scatta la fase operativa: fingendo di aiutarti a “mettere in salvo” il denaro, il finto operatore ti chiede di:

  • comunicare le credenziali di accesso all’home banking o i codici OTP appena ricevuti sul tuo telefono
  • autorizzare bonifici verso conti che descrive come “conti tecnici protetti” della banca o della magistratura
  • installare un software di controllo remoto, come AnyDesk o TeamViewer, per “monitorare insieme” la situazione

In alcuni casi la sceneggiatura è ancora più elaborata: ti chiedono di recarti fisicamente allo sportello e disporre un bonifico senza spiegare nulla al personale della filiale, perché “l’indagine è riservata”.

Perché questa truffa colpisce anche chi è attento

Il truffatore rimane in linea per tutta la durata dell’operazione, guidandoti passo dopo passo. Stai collaborando con qualcuno che sembra conoscere la tua vita finanziaria meglio di chiunque altro, e che si presenta con l’autorità di chi ha il compito di tutelarti. Il tuo sistema di allerta non si attiva perché non percepisci una minaccia esterna: sei tu ad autorizzare ogni operazione, convinto di stare proteggendo i tuoi soldi.

Questo rende la frode particolarmente insidiosa anche dal punto di vista del recupero: l’operazione risulta autorizzata dal titolare del conto.

Cosa non faranno mai la banca e le forze dell'ordine

Tre principi da tenere sempre presenti:

Le forze dell’ordine non ti chiameranno mai per farti spostare denaro. Carabinieri, polizia postale e guardia di finanza non operano in questo modo. Se hai dubbi su una chiamata che si presenta come proveniente da un’istituzione, chiudi e richiama il numero ufficiale che trovi sul sito istituzionale.

La banca non ti chiederà mai OTP, PIN o password. Nessun operatore di Banco BPM, né di qualsiasi altra banca, ha bisogno di questi dati per gestire un’emergenza sul tuo conto. Se qualcuno te li chiede, è una frode.

Nessuno ti chiederà di installare software sul tuo telefono o computer. Il controllo remoto del dispositivo non fa parte di nessuna procedura antifrode bancaria o delle forze dell’ordine.

Il fatto che il tuo interlocutore conosca il tuo IBAN, il tuo nome o la tua banca non è una prova di legittimità: è esattamente quello che ci si deve aspettare da chi ha acquistato i tuoi dati su un database compromesso.

Se ricevi una chiamata di questo tipo: chiudi. Poi chiama direttamente la banca usando il numero sul retro della tua carta o sul sito ufficiale www.bancobpm.it.

Cosa fare se pensi di essere stato vittima di questa truffa

Se hai già fornito dati o autorizzato operazioni, agisci subito:

  1. Chiama il numero antifrode di Banco BPM per bloccare l’accesso all’home banking e le carte
  2. Sporgi denuncia presso le forze dell’ordine (puoi farlo anche online sul sito della Polizia Postale: www.commissariatops.it)
  3. Conserva tutto: screenshot, numeri chiamanti, eventuali documenti ricevuti

DOMANDE FREQUENTI

Non puoi saperlo guardando solo il numero sul display. I truffatori usano il caller ID spoofing per far comparire qualsiasi numero, anche quelli ufficiali. L’unico modo per verificare è chiudere la chiamata e richiamare tu stesso il numero che trovi sul sito ufficiale o sul retro della tua carta.

Sì, ed è più frequente di quanto si pensi. Dati come nome, cognome, codice fiscale, numero di telefono e IBAN circolano in archivi venduti nel dark web, spesso frutto di violazioni di sicurezza avvenute su piattaforme online negli anni precedenti. Conoscere il tuo IBAN è sufficiente per risalire alla tua banca di riferimento.

Agisci subito: contatta il numero antifrode di Banco BPM per bloccare l’accesso all’home banking e le tue carte. Non aspettare di verificare se è avvenuta un’operazione non autorizzata. Sporgi anche denuncia presso le forze dell’ordine o online su www.commissariatops.it.

Sì. Questi software consentono il controllo remoto del dispositivo: chi è dall’altra parte può vedere lo schermo in tempo reale, navigare nell’app di home banking e disporre operazioni mentre tu sei al telefono convinto di collaborare a una procedura di sicurezza. Nessuna banca o istituzione pubblica chiede mai di installare questi strumenti.

Il phishing tradizionale punta sulla distrazione (un link in una mail, un SMS con un URL sospetto). La truffa della falsa autorità usa invece la pressione psicologica in tempo reale: una voce umana, un’identità autorevole, l’urgenza di agire subito. È più difficile da riconoscere proprio perché non lascia tempo di riflettere.

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L’articolo è di carattere divulgativo aggiornato alla data di pubblicazione. Per conoscere l’offerta della Banca consulta l’area Prodotti.

 

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