Conto corrente: la guida completa

Il conto corrente è uno strumento a cui non si può rinunciare, se si vogliono gestire in modo efficiente le proprie risorse economiche. La funzionalità principale dei conti è quella di custodire il proprio denaro in modo sicuro e utilizzarlo tutte le volte che serve, tramite i contanti o le carte di pagamento.

Grazie al conto corrente si possono compiere molte operazioni, come inviare e ricevere denaro, tenere sotto controllo le spese ed effettuare pagamenti di vario tipo, come ad esempio il pagamento dei bollettini postali o delle imposte. Scopriamo allora tutto quello che c’è da sapere su questo strumento molto utile per la gestione finanziaria.

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Conto corrente bancario: cos’è e come funziona

Il conto corrente è uno strumento messo a disposizione dagli istituti di credito per depositare denaro e utilizzare diversi servizi, come l’accredito della pensione o dello stipendio, i trasferimenti di denaro tramite bonifico bancario e i pagamenti elettronici e i prelievi tramite le carte di pagamento collegate.

Ogni conto corrente viene identificato dall’IBAN, un codice alfanumerico di 27 caratteri che definisce le coordinate bancarie a livello internazionale. Grazie all’IBAN è possibile inviare somme di denaro oppure riceverle tramite bonifico, ad esempio per percepire lo stipendio o la pensione.

Per accedere alle funzionalità del conto corrente è possibile recarsi in filiale oppure utilizzare i servizi di internet banking. Alcune banche offrono ai propri clienti anche un’apposita app da scaricare sullo smartphone per gestire la propria operatività.

Esistono diversi tipi di conti che possono essere distinti in base alla tipologia di cliente a cui si rivolgono (es. un privato, un’azienda, un pensionato, uno studente,  un minorenne) oppure. in base alle funzionalità che offrono e possono prevedere ad esempio un numero limitato di transazioni o pacchetti che includono solo alcuni tipi di servizi.

Tra i vantaggi principali del conto corrente, uno dei più apprezzati è la possibilità di tenere sotto controllo tutte le spese e le entrate grazie all’estratto conto, inviato on line al proprio indirizzo email oppure in formato cartaceo al proprio indirizzo di corrispondenza. Si tratta di un documento che riassume i movimenti di denaro e offre utili informazioni sugli interessi maturati.

Nell’estratto conto ogni transazione è identificata attraverso la data, il giorno della valuta, la descrizione e l’importo, che può essere positivo o negativo a seconda se si tratti di un’entrata oppure di un’uscita.

Le leggi principali che disciplinano i conti correnti

I conti correnti sono oggetto di una specifica disciplina normativa e il contratto che regola i rapporti tra la banca e il correntista è previsto anche dal Codice civile. L’art. 1823 stabilisce che il contratto di conto corrente serve ad annotare i crediti reciproci delle parti, che si possono esigere solo alla chiusura del conto.

Quando nessuna delle due parti chiede la riscossione dei rispettivi crediti alla scadenza fissata, il contratto si rinnova in automatico. Il codice prevede anche l’invio periodico dell’estratto conto, che si intende accettato se non viene contestato entro dei termini precisi.

La normativa sui conti correnti si trova anche al di fuori del codice, infatti parte della sua disciplina è contenuta in leggi, decreti e circolari:

  • Decreto legislativo n. 385/1993. Si tratta del Testo Unico Bancario, che contiene tutte le norme in materia bancaria e creditizia.
  • Decreto legislativo n. 48/2011. Il testo recepisce la direttiva comunitaria 2009/14/CE sulla garanzia dei depositi bancari. Ogni correntista è tutelato per una somma pari a 100.000€ in caso di insolvenza delle banche. La copertura dei rimborsi è offerta tramite il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, a cui aderiscono obbligatoriamente tutte le principali banche.
  • Decreto legislativo n. 206/2003. Si tratta del Codice del Consumo, che ha introdotto nuove misure di tutela per tutti i consumatori, con particolare riferimento ai contratti stipulati a distanza.
  • Decreto legislativo n. 21/2014 prevede invece una normativa più stringente in merito alle informative precontrattuali nei contratti a distanza e in merito al diritto di recesso. Il decreto disciplina anche gli acquisti tramite carta di credito e carta di debito, ai quali non possono essere applicati costi aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal contratto e conosciuti dal consumatore.
  • Guida della Banca d’Italia sul conto corrente. Non è una fonte normativa, ma una guida approfondita redatta per spiegare le principali caratteristiche di questo strumento bancario.

Conto corrente e conto deposito a confronto: le differenze

Conto corrente e conto deposito sono due strumenti finanziari che hanno caratteristiche e finalità molto diverse tra loro. Il conto corrente, come abbiamo visto, permette di gestire le proprie risorse finanziarie depositate in banca e compiere delle operazioni di vario tipo, come l’accredito dello stipendio, l’esecuzione e l’incasso di bonifici o il pagamento degli F24.

Il conto deposito è invece una tipologia di conto particolare, ideata per consentire al correntista di mettere da parte il denaro che non prevede di utilizzare nell’immediato e di ricevere in cambio degli interessi.

Questi interessi sono più alti quando il cliente si impegna a non movimentare il denaro per un tempo determinato. In tal caso si parla di conto deposito vincolato, che si distingue invece dal conto deposito libero grazie al quale si ha la possibilità di disporre sempre del capitale versato.

Ogni conto deposito è collegato a un conto corrente tradizionale che funziona come conto d’appoggio. Il denaro viene infatti versato e prelevato solo attraverso il conto d’appoggio.

Il conto deposito non si distingue dal conto corrente solo per gli interessi più elevati, ma anche perché la sua operatività è limitata. Infatti, consente solo di prelevare e versare il denaro, senza compiere altre operazioni.

Come fare a scegliere tra i due? Chi intende utilizzare il conto per compiere diversi tipi di operazione e gestire quotidianamente la propria finanza personale, dovrebbe aprire un conto corrente tradizionale.

Chi invece è in cerca di uno strumento d’investimento a basso rischio in modo da far fruttare i risparmi, dovrebbe scegliere un conto deposito. Come i conti tradizionali, anche i conti deposito sono coperti per 100.000€ dalla garanzia del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Come aprire un conto corrente: procedura e documenti da presentare

La procedura per aprire un nuovo conto corrente è molto semplice, ma prima di firmare il contratto si raccomanda sempre di leggere con attenzione il foglio informativo e tutte le condizioni previste dal contratto.

Dopo che tutte le informazioni sul suo funzionamento e i relativi costi sono chiari, si può firmare il contratto e trasmetterlo alla banca direttamente in filiale oppure per via telematica o per posta. L’apertura del conto in filiale in genere è più rapida, perché l’operatore può identificare subito il correntista e il suo conto sarà immediatamente operativo.

Quando si chiede l’apertura del conto a distanza, i tempi sono più lunghi perché il nuovo cliente si deve identificare attraverso un bonifico da un altro conto corrente a lui intestato oppure attraverso altra procedura indicata dalla banca.

I documenti da presentare per aprire il conto sono la fotocopia della carta d’identità e quella del codice fiscale. A volte le banche richiedono anche un certificato di residenza.

Se con l’apertura del conto il cliente richiede anche un fido, per proteggersi da eventuali scoperture bancarie, deve presentare anche i documenti reddituali che verranno esaminati dalla banca prima di concedere il fido.

Quando il conto non prevede invece alcuna scopertura, la procedura è più veloce perché non servirà la preventiva valutazione da parte degli operatori bancari.

Tutte le spese e i costi collegati al conto corrente

Prima di scegliere la tipologia di conto corrente si dovrebbero conoscere tutte le spese e i costi connessi alla sua apertura e utilizzo. Una di queste spese è il canone mensile o annuale, che può comprendere operazioni illimitate oppure un certo numero di scritture di banca. A volte il canone è invece gratuito.

Ogni operazione può prevedere delle commissioni, ad esempio quando si effettua un bonifico, si paga una bolletta, si richiede una domiciliazione bancaria o si preleva presso uno sportello automatico.

Nella maggior parte dei casi la carta di debito viene offerta su richiesta del cliente in modo gratuito, ma alcune banche possono invece prevedere dei costi annuali.

L’estratto conto si può consultare gratuitamente online attraverso i servizi di internet banking, mentre i clienti che chiedono l’invio della copia cartacea dell’estratto conto pagheranno le relative spese postali.

La commissione di massimo scoperto trimestrale può essere piuttosto onerosa ed è dovuta da quei correntisti che hanno chiesto il fido e hanno superato i limiti prefissati.

Il pagamento dell’imposta di bollo è previsto solamente quando il saldo medio annuale supera i 5.000€. Tale imposta ammonta a 34,20€ l’anno per i privati e 100€ per le persone giuridiche.

Al termine dell’anno solare o di ogni trimestre, la banca addebita le spese di liquidazione e chiusura periodica, se previste dal contratto. Sono invece vietate per legge le spese di chiusura del conto corrente, ma è bene controllare sempre per evitare di pagare dei costi non dovuti.

Prelievo e deposito dal e sul conto corrente: limiti, versamenti e pagamenti in contanti

La lotta all’evasione fiscale ha comportato la nascita di precisi limiti ai prelievi da conto corrente, che fino al 2018 ammontavano a 3.000€ per ogni prelievo. Con la Legge di Bilancio 2019 sono entrate in vigore nuove disposizioni e il superamento dei limiti fa scattare i controlli da parte del fisco.

I nuovi limiti riguardano anche le imprese, per le quali il limite di prelievo da non superare è di 1.000€ giornalieri e 5.000€ mensili. I professionisti, invece, devono sempre ricevere il loro onorario tramite assegno o bonifico, se l’importo supera i 3.000€.

Queste limitazioni impongono di fare attenzione anche quando si vuole elargire un regalo in denaro, così da evitare problemi col fisco. Quando il denaro va inviato all’estero a un parente, bisogna invece dimostrare che si tratta di una donazione o che si tratta di redditi non soggetti a tassazione.

Bisogna prestare la massima cautela anche al momento di versare sul conto corrente o su un conto deposito collegato. Non sono previsti dei limiti precisi, ma ogni transazione sospetta può far scattare dei controlli da parte delle autorità preposte.

Accredito dello stipendio e della pensione sul conto corrente: ecco come fare

Accreditare lo stipendio o la pensione sul conto corrente è un modo intelligente di evitare l’uso del contante e gestire il proprio denaro senza rischi. La procedura per avere l’accredito prevede pochi passaggi ed è alla portata di tutti.

Per accreditare lo stipendio sul conto corrente bisogna presentare la richiesta al datore di lavoro, corredata dall’indicazione del codice IBAN. In genere la richiesta si effettua al momento dell’assunzione, ma si può presentare anche in un momento successivo.

Quando è necessario cambiare IBAN, basta comunicarlo al proprio datore di lavoro, che in ogni caso sarà obbligato dal contratto a versare la somma con puntualità.

L’accredito dello stipendio è una grande comodità, perché il lavoratore non ha bisogno di recarsi in banca per scambiare un assegno, ma troverà il proprio compenso accreditato sul proprio conto corrente nella data prevista per il pagamento.

Anche l’accredito della pensione sul conto corrente è una scelta sicura e comoda, perché il pensionato non dovrà più fare la fila per prelevare i contanti, con tutti i rischi che questo comporta.

È necessario compilare il modello AP03, che va scaricato sul sito web dell’INPS e poi firmato e timbrato dall’istituto bancario. Il modulo va quindi inoltrato all’ente previdenziale, anche per via telematica usando il codice PIN fornito dall’INPS.

Anche il pensionato è libero di cambiare banca e continuare a ricevere con regolarità la propria pensione. Gli istituti di credito sono infatti obbligati a offrire la portabilità dei conti correnti verso altre banche.

In questi casi il modulo da compilare è il TRASF.01, disponibile in tre diverse varianti, a seconda che l’accredito debba essere spostato verso una banca nazionale, una estera oppure verso le Poste. Anche questo modulo va presentato all’INPS compilato in ogni sua parte.

È bene sapere che se l’importo della pensione è superiore a 999€, dev’essere sempre accreditato su un conto corrente bancario o postale oppure su alcuni tipi di carte prepagate con IBAN, tuttavia meno sicure perché potrebbero essere smarrite o rubate. Visto che tutte le pensioni che partono da 1.000€ non si possono più pagare in contanti, questo limite è un motivo in più per scegliere il conto corrente come strumento per l’accredito.

Come leggere l’estratto conto per tenere sotto controllo il conto corrente

La lettura periodica dell’estratto conto è sempre una buona abitudine, infatti un esame attento delle spese e delle entrate è il modo migliore per tenere sotto controllo la propria situazione finanziaria e fare delle scelte corrette in merito alle uscite e agli investimenti.

L’estratto conto è un documento ufficiale prodotto dalla banca e disponibile online, nell’area riservata del cliente, ma a volte viene inviato anche per posta. Sono previsti 60 giorni di tempo per contestare eventuali anomalie per iscritto, altrimenti il documento si considera accettato.

Il documento si compone di 3 sezioni, relative ai movimenti del conto corrente, alle competenze e al riassunto scalare. Vediamo nel dettaglio quali sono le informazioni che contengono e qual è il loro significato.

I movimenti del conto corrente sono indicati in ordine cronologico e nell’estratto conto è specificato il giorno dell’operazione, la data di valuta in cui iniziano a maturare gli interessi, le operazioni di addebito e le operazioni di accredito.

Nella sezione dedicata alle competenze sono indicati gli interessi debitori e creditori, con il relativo riepilogo. Se la somma di questi dati è positiva, viene aggiunta al saldo, in caso contrario viene invece sottratta.

L’ultima parte dell’estratto conto contiene il riassunto scalare, che serve a calcolare gli interessi maturati sul conto corrente. A chiusura del documento sono indicati invece il saldo disponibile e il saldo contabile.

Conto corrente cointestato: caratteristiche e funzionamento

Quando il titolare del conto corrente non è una persona soltanto, si parla di conto corrente cointestato. Questa soluzione è molto conveniente quando ad esempio il conto è usato da due coniugi per la gestione delle spese familiari.

Il conto corrente cointestato può essere di due tipi, a firma congiunta oppure a firma disgiunta. Le differenze sono molto significative, quindi è bene riflettere con attenzione sulla scelta prima di cointestare il conto.

Il conto cointestato a firma disgiunta permette a ciascuno dei titolari di operare in maniera autonoma e compiere anche da soli tutte le operazioni previste. In caso di cointestazione a firma congiunta, serve invece la firma di entrambi i titolari per compiere ogni tipo di operazione, quindi devono essere presenti entrambi i cointestatari.

Per aprire un conto cointestato bisogna presentare copia dei documenti di identità di entrambi gli intestatari, copia dei codici fiscali e occorre anche depositare la firma in banca.

In caso di morte di uno dei due titolari, se il conto è a firma congiunta rimane congelato fino a che non vengono individuati gli eredi della persona che è venuta a mancare. Se la firma è disgiunta gli altri titolari possono compiere le operazioni limitatamente al 50% delle somme presenti sul conto.

Nell’eventualità di un divorzio o di una separazione tra i due cointestatari del conto, lo scenario può essere piuttosto complicato. In generale a ciascuno spetta il 50% del denaro presente sul conto, ma non è escluso che in tribunale il giudice prenda una decisione diversa.

Delega su conto corrente: di cosa si tratta e come funziona

Se il correntista non ha la possibilità di compiere personalmente le operazioni bancarie, può delegare un’altra persona che viene autorizzata a compiere queste operazioni in suo nome. La delega sul conto corrente conferisce al delegato molti poteri ma alcune limitazioni possono essere previste dal titolare del conto oppure dalla banca stessa.

Per conferire la delega è necessario che il correntista si presenti in banca con la persona a cui vuole affidare la procura, che dev’essere munita del documento d’identità e del codice fiscale. Entrambi inoltre devono firmare la delega, nella quale sono indicati i poteri del delegato. In caso di conto cointestato, per conferire la delega serve il consenso di tutti i titolari.

La persona a cui viene data la delega a partire da quel momento potrà versare o prelevare sul conto, eseguire bonifici o ritirare il libretto degli assegni. Il delegato non avrà però la possibilità di chiudere il conto.

La delega può essere modificata o revocata in qualunque momento attraverso una comunicazione scritta alla banca. Se il conto è cointestato, è sufficiente che la revoca sia disposta anche da uno soltanto dei titolari, che ha il dovere di informare gli altri cointestatari.

Il delegato può rinunciare alla delega in qualunque momento dandone comunicazione all’istituto di credito.

Giacenza media sul conto corrente: cos’è e come calcolarla

Il valore della giacenza media del conto corrente è un indicatore molto utile, perché grazie a questo dato è possibile chiedere la Dichiarazione Sostitutiva Unica, che permette di accedere a diverse agevolazioni.

Si tratta di un dato che indica la media delle somme che risultano in giacenza sul conto corrente durante l’anno solare. Grazie a questo valore si può desumere il livello di ricchezza del correntista e di conseguenza lo Stato può stabilire se ha bisogno di sussidi oppure no.

Quando la giacenza media non è molto elevata e l’ISEE che risulta dalla Dichiarazione Sostitutiva Unica non supera determinati livelli, si aprono le porte a molti benefici. Alcune di queste agevolazioni sono di tipo sanitario e permettono di accedere gratuitamente ad alcuni servizi offerti dalle strutture sanitarie pubbliche o convenzionate.

Altri benefici riguardano invece le tasse universitarie, la mensa scolastica, i buoni libro e alcuni bonus legati al pagamento delle bollette di gas e luce.

Vista l’importanza della giacenza media sul conto corrente, vale la pena sapere come si fa per calcolarla. Si tratta di un calcolo matematico che tiene conto delle somme presenti sul conto ogni giorno, che vengono sommate tra loro e poi divise per i giorni di giacenza.

Il calcolo della giacenza media non sempre è così semplice, perché a volte il saldo contabile e il saldo disponibile non coincidono e questa discrepanza complica non poco i conteggi. Fortunatamente non serve calcolare la giacenza media con calcolatrice alla mano, ma il dato è indicato nell’estratto conto emesso dalla banca nel quarto trimestre dell’anno.

Conto corrente in rosso: cosa succede?

Il conto corrente è in rosso quando il saldo è negativo e quindi il correntista non ha più denaro proprio sul conto oppure è andato oltre il fido concesso dalla banca. Questo può accadere ad esempio quando arriva l’addebito della carta di credito, che supera le disponibilità di denaro sul conto.

Quando le riserve economiche si sono azzerate, la banca adotta tutta una serie di misure cautelative, come bloccare i prelievi di contante, i bonifici in uscita o i pagamenti delle bollette, anche se si tratta di addebiti diretti.

Gli addebiti relativi alla carta di credito, invece, non vengono bloccati e se non c’è disponibilità di denaro, il conto va in rosso e il correntista diventa inadempiente.

Se si tratta solo di un piccolo sconfinamento, occasionale e temporaneo, la banca in genere concede un po’ di tolleranza, ma se invece il saldo è negativo di migliaia di euro e la situazione si protrae nel tempo, l’istituto di credito non potrà fare a meno di adottare dei provvedimenti.

In questi casi il cliente viene contattato da un funzionario bancario, che lo solleciterà a risolvere il problema. Quando il correntista non si adopera per restituire le somme a debito, la banca procederà alla diffida formale, potrà segnalare il cliente alla Centrale Rischi e revocherà tutte le carte di pagamento e il libretto degli assegni.

Nonostante il conto corrente sia in rosso, il cliente ha la possibilità di chiuderlo, per non peggiorare il suo debito con le spese di gestione del conto. La chiusura del conto, però, non libera il correntista dall’obbligo di restituire il debito e tutti gli interessi che maturano nel tempo.

Come cambiare conto corrente

Le offerte delle banche sono sempre più competitive e il titolare di un conto che vuole accedere a delle condizioni più competitive, può decidere di cambiare conto corrente. Grazie alla legge Bersani, oggi le banche operano in un mercato di libera concorrenza e non possono applicare delle penali in caso di chiusura del conto.

Prima di chiudere il conto precedente, bisogna individuare quello verso cui fare la migrazione. La scelta dev’essere dettata dalle proprie esigenze, dal tipo di spese abituali e dalle operazioni che si eseguono più di frequente. Una volta chiarito cosa si cerca in un conto, è più facile trovare quello adatto.

Il trasferimento da un conto corrente a un altro è piuttosto semplice, infatti una volta aperto il nuovo conto, sarà la banca stessa a gestire la migrazione. Il nuovo istituto di credito trasferirà quindi l’accredito dello stipendio, le domiciliazioni e anche un eventuale mutuo.

Sebbene siano vietate le penali per il trasferimento a un altro conto, possono però essere previste delle spese di chiusura che bisogna saldare. Potrebbero anche esserci dei debiti ancora da pagare, come ad esempio quelli legati all’uso della carta di credito. Tutti questi debiti vanno saldati al momento della chiusura del rapporto bancario.

Quando si sceglie di cambiare conto corrente presso la stessa banca, la procedura è ancora più semplice e veloce, perché la banca conosce già il suo cliente e non sarà necessario seguire tutta la prassi che in genere è prevista per l’apertura di un nuovo conto.

Come chiudere un conto corrente

Il titolare del conto può scegliere in ogni momento di chiudere il conto corrente senza incorrere in penali. La scelta, ad esempio, può essere legata al trasferimento a un altro conto corrente oppure a un conto postale, ma non è necessario dare spiegazioni alla banca che si sta lasciando.

Per chiudere il conto basta recarsi in filiale per presentare la relativa richiesta, oppure, se si tratta di un conto online, la Banca può chiedere al cliente di inviare una raccomandata con avviso di ricevimento o di seguire una specifica procedura al fine di comunicare la propria volontà di chiudere il conto corrente.

La procedura è identica nel caso di conto cointestato, ma se la firma è congiunta la richiesta di chiusura dovrà essere presentata da entrambi i titolari.

Le somme presenti sul conto corrente saranno restituite al correntista tramite assegno oppure saranno trasferite mediante bonifico su un conto corrente indicato dal cliente. Inoltre, tutte le carte di pagamento e il libretto degli assegni dovranno essere restituiti.

Al momento della chiusura la banca potrà addebitare alcune spese relative a canoni, interessi passivi o imposta di bollo. In questa fase può essere utile leggere bene il contratto, così da essere preparati e consapevoli degli eventuali costi dovuti. La chiusura del conto corrente richiede da 5 a 15 giorni di tempo, ma la nuova normativa in vigore dal 2015 ha imposto che per la portabilità dei conti correnti non passino più di 12 giorni.

Blocco del conto corrente: tutto ciò che occorre sapere

Un conto corrente può essere bloccato al verificarsi di determinate situazioni, come una scopertura bancaria, il mancato rispetto delle norme antiriciclaggio, debiti nei confronti di privati o soggetti pubblici o in caso di morte del titolare.

Il blocco del conto corrente per scopertura viene disposto dalla banca per evitare che la situazione debitoria del correntista peggiori. Restano quindi congelati i libretti degli assegni e le carte di pagamento e non è possibile compiere operazioni di nessun tipo. Il conto viene sbloccato non appena il correntista salda ogni debito.

La legge antiriciclaggio ha previsto una precisa procedura, che richiede la compilazione di un questionario da parte dell’intestatario del conto. Quando il correntista non rispetta quest’obbligo entro 60 giorni dalla richiesta, il conto può essere bloccato.

Il blocco del conto può essere anche disposto dall’autorità giudiziaria in presenza di debiti verso privati che chiedano il pignoramento dei beni del debitore. In questi casi sono previsti dei limiti al pignoramento delle somme che transitano sul conto nel caso in cui provengano da stipendi o pensioni, così da garantire il sostentamento del debitore.

Quando è lo Stato italiano ad essere creditore del correntista, il blocco del conto corrente viene disposto dall’Agenzia delle Entrate. Il debitore ha 60 giorni di tempo per estinguere il suo debito ed evitare il blocco totale delle somme di denaro presenti sul conto.

In caso di decesso del titolare, il conto rimane bloccato fino alla conclusione della procedura di successione.