Obbligazioni subordinate, cosa sono e come vengono rimborsate?

Gli italiani hanno una storica predilezione per due tipi di investimento: l’investimento in immobili e le obbligazioni. Non sempre queste si sono rivelate scelte convenienti e soprattutto vincenti, ma questa preferenza non è mai venuta del tutto meno. Quando con i nostri colleghi, parenti e amici parliamo di obbligazioni, ci riferiamo quasi per antonomasia ai tradizionali titoli governativi: Buoni Ordinari del Tesoro (BOT), Certificati di Credito del Tesoro(CCT), Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTZ), Buoni del Tesoro Poliennali (BTP), Buoni del Tesoro Poliennali Indicizzati all’inflazione europea (BTP€i), e via dicendo. Ma nel portafoglio degli italiani sono confluite negli anni anche molte obbligazioni societarie, e in particolare bancarie. Le banche – come forse non tutti sanno – possono emettere bond associati a diverse priorità di rimborso, con rendimenti (teoricamente) commisurati: maggiore è la priorità, minore è la remunerazione dell’investitore. Si tratta delle cosiddette obbligazioni subordinate. Vediamo di capirne di più.

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Ecco a voi le obbligazioni bancarie

Immaginiamo una scala del rischio potenziale che va da un livello più basso a un livello più alto, prossimo a quello delle azioni. Dopo i depositi e i conti correnti – ma fuori dal perimetro delle obbligazioni subordinate – ci sono le obbligazioni senior. Chi possiede questo tipo di bond, in caso di fallimento dell’emittente viene rimborsato per primo tra gli obbligazionisti, a valle della vendita del patrimonio della banca. Tale precedenza nel rimborso, però, non vuol dire che l’investitore verrà necessariamente rimborsato per intero. Tra i bond senior ci sono i titoli covered e quelli senior secured, che sono garantiti da parti specifiche del patrimonio dell’emittente e dunque relativamente più sicuri. Al contrario dei senior unsecured, che invece sono privi di garanzie reali. Le obbligazioni senior non contemplano il mancato pagamento della cedola, evento che, se si verificasse, equivarrebbe a un default.

I primi gradi di subordinazione delle obbligazioni

Poi ci sono le obbligazioni subordinate, che in caso di liquidazione o fallimento dell’emittente devono “mettersi in coda” dietro ai creditori ordinari, inclusi i normali obbligazionisti senior, e con differenti gradi di priorità al loro interno. In testa – associate quindi a un minor rischio di perdere il capitale investito – ci sono le obbligazioni Tier II, che rappresentano appunto il primo grado di subordinazione: sono tipicamente emesse con scadenza a 10 anni e, in ogni caso, non possono avere una scadenza inferiore ai cinque. I bond decennali hanno una cedola fissa fino al quinto anno, data nella quale è possibile per l’emittente “richiamare” l’obbligazione, che poi passa a un tasso variabile più uno spread.
Le obbligazioni Lower Tier III sono del tutto simili alle Tier II, ma possono avere scadenze inferiori ai cinque anni.

La differenza tra obbligazioni Upper Tier II e Tier I

Proseguendo lungo la linea della subordinazione troviamo le obbligazioni Upper Tier II, che tipicamente presentano un tasso fisso e una scadenza a 10 anni. Attenzione: in questo caso è possibile che l’emittente non paghi la cedola periodica in situazioni particolari, cosa che – al contrario delle senior – non costituisce default. Ma le cedole non pagate si cumulano, e presto o tardi l’emittente dovrà corrisponderle.
In cima alla scala di rischio troviamo infine le obbligazioni Tier I, che garantiscono a chi le possiede – in presenza di andamenti negativi della gestione e in caso di liquidazione – la precedenza rispetto a chi ha investito in azioni ordinarie e di risparmio. Chiudendo il cerchio delle subordinate, si posizionano però in coda a ogni altro credito precedentemente visto.

Rimborso e arbitrato nelle obbligazioni subordinate

A seconda del grado di subordinazione, quindi, la priorità di rimborso in caso di liquidazione o fallimento dell’emittente è più alta o più bassa. In altre parole: avete in portafoglio una Tier I? Allora sappiate che per voi i tempi d’attesa per poter accedere a quanto vi spetta saranno più lunghi di quelli che toccano a chi invece ha una Tier III.

Da segnalare, infine, che in Italia negli ultimi anni è entrato in scena l’istituto dell’arbitrato anche in riferimento alle obbligazioni subordinate. L’arbitrato, previsto dal codice di procedura civile, fa sì che le parti possano “far decidere da arbitri le controversie tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti indisponibili, salvo espresso divieto di legge”.

Nel caso delle obbligazioni subordinate, le controversie riguardano le emissioni di questo tipo collocate sul mercato da banche che negli ultimi anni sono andate incontro a crisi più o meno acute e conclamate, con difficoltà o impossibilità a remunerare gli azionisti e rimborsare gli obbligazionisti.

 

di AdviseOnly

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