Swap trade: significato, casistiche ed esempi

Ci sono caratteristiche del trading online e della finanza che, se ben conosciuti, possono essere trasformate in occasioni operative o, più in generale, che possono amplificare i rischi e le opportunità della nostra attività sui mercati. Uno di questi è lo swap.

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Swap: il significato in finanza

Il significato di questa parola in inglese è “scambio”, ma in finanza swap assume un’accezione molto specifica: swap indica un contratto derivato atipico (quindi non regolamentato) tra due parti che si scambiano due asset finanziari di segno opposto.
Questo genere di contratti rappresenta il più importante circuito OTC (over-the-counter, non regolamentato) del globo. Lo swap è molto utilizzato dalle grandi banche internazionali per scambiare tra loro, in flusso continuo, strumenti che per molti motivi possono non essere più adatti alle rispettive strategie di un dato momento.

Le tipologie di contratto swap

Attraverso contratti swap le banche si scambiano tassi d’interesse fissi contro tassi variabili (interest rate swap): alla scadenza del contratto la banca A che detiene titoli a tasso fisso conferirà l’interesse percepito alla banca B, cosa che quest’ultima farà a sua volta con l’interesse dei titoli a tasso variabile oggetto del contratto stesso.

Analoga espressione è utilizzata per il più noto credit default swap (CDS, balzato agli onori delle cronache dopo la crisi statunitense dei mutui subprime), utilizzati dagli enti finanziari per scambiarsi il rischio di inesigibilità dei crediti. Come vedremo tra poco, la stessa cosa accade sui cambi (currency swap).

Currency swap sul Forex

Per quanto riguarda il trading online, questo tipo di contratto si ritrova in particolar modo nel Forex, ovvero nel trading sui cambi. Il currency swap è infatti alla base non solo di una piccola rivoluzione normativa che ha investito il settore alcuni anni fa, ma anche di una strategia operativa che, come accennato sopra, può offrire qualche opportunità (o rischio) in più ai trader.
Fino al 2010, la normativa italiana considerava i cambi come un servizio, che veniva quindi svolto da normali società commerciali. Dopo questa data, a seguito dell’introduzione della normativa europea Mifid, i cambi trattati sul Forex sono stati invece inseriti nell’elenco degli strumenti finanziari, rientrando quindi nel corpus normativo che regola le attività di questo settore. Gli effetti sono stati di portare alla chiusura tutte le società di cambio italiane (salvo quelle poche in grado di trasformarsi in SIM). Il motivo di questa decisione è appunto lo swap e l’assunzione di rischio finanziario a cui è obbligato il broker per garantirlo.

Swap trade e roll over

Le banche centrali di ogni Paese e dell’UE attribuiscono alle proprie valute un tasso d’interesse, sulla base di specifiche politiche monetarie volte a incentivare o disincentivare l’accumulo di valuta o per regolare il cambio (e quindi i flussi economico-finanziari) verso il loro Paese.

Questi tassi d’interesse possono quindi essere sia negativi che positivi e vengono ricalcolati ogni giorno alla stessa ora, in Italia alle 23. Ciò significa che chi possiede una determinata valuta percepisce o paga un interesse anche senza fare nulla; dopo le ore 23 di ogni giorno, questo interesse viene modificato e la situazione si può anche completamente ribaltare.

Va comunque ricordato che non bisogna confondere l’attività sul Forex, che è un circuito di scambio OTC (over-the-counter), con quella sui mercati regolamentati, né tanto meno pensare che il primo abbia qualche attinenza – vista la sua accessibilità anche in orari notturni – con la borsa serale.

Il processo di “aggiornamento” quotidiano dei tassi d’interesse sulle valute si chiama tecnicamente roll over, che è a tutti gli effetti uno swap trade, ovvero un contratto derivato di scambio. Ed è proprio questo che ha portato il legislatore a inserire i cambi nell’elenco degli strumenti finanziari.

Swap trade come rischio e opportunità

Quello che quindi il legislatore ha visto come un rischio da regolare, può rappresentare quindi, per il trader, anche un’opportunità. In che modo?
È facile comprendere che, indipendentemente dall’attività di negoziazione di un cambio (per esempio l’euro-dollaro) allo scoccare delle 23, se mantenessimo l’operazione aperta, potremmo ottenere un guadagno extra se ci trovassimo dalla parte giusta, cioè se la differenza trai i tassi d’interesse delle due valute fosse a nostro favore.

Facciamo un esempio. Prima di tutto, come sempre, optiamo per una determinata operazione sulla base degli obiettivi che ci siamo posti, delle nostre competenze, del nostro profilo di rischio e della strategia che abbiamo scelto. Se pensiamo che il cambio EUR-USD scenderà, decideremo di operare al ribasso (short) vendendo EUR e comprando USD. Se il tasso d’interesse sull’EUR fosse dello 0,25% e sull’USD dell’1,00%, dopo le 23 (posizione overnight) il broker calcolerà il tasso swap sottraendo dallo 0,25% dell’EUR l’1,00% dell’USD ottenendo un tasso (negativo) del -0,75%. Se invece avessimo avuto un’operazione al rialzo avremmo incassato lo 0,75%.

Calcolo del tasso di swap

Continuando col nostro esempio, il broker calcolerà automaticamente i nuovi tassi d’interesse sulle due valute e verificherà se vi è un incremento o un decremento rispetto al rapporto precedente (calcolando quindi il tasso swap, cioè la differenza semplice tra i due tassi), quindi pagherà o ci farà pagare l’eventuale differenza, considerando ovviamente anche il fatto che la posizione sia long (al rialzo) oppure short (al ribasso).
L’ammontare dei tassi sulle valute di nostro interesse, che cioè fanno parte del cambio su cui operiamo, viene comunicato in tempo più o meno reale dai broker ed è questo lo strumento che più di altri, a livello base, può indicarci la strada da percorrere o, meglio ancora, che ci dà la fotografia del momento. In molti casi è anche disponibile un calcolatore del tasso di swap che può aiutare a comprendere meglio gli eventuali costi aggiuntivi a cui possiamo andare incontro.

Un esempio di calcolatore del tasso di swap, che indica in pip il costo di un lotto overnight sull’euro-dollaro, sia short che long:

di Andrea Fiorini

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