Mutuo a tasso variabile: 5 cose utili da sapere

Il mutuo a tasso variabile è una scelta che fa gola a tanti mutuatari: basta dare uno sguardo all’andamento dei tassi per notare che attualmente è più conveniente del mutuo a tasso fisso. Eppure la maggior parte dei mutuatari, ancora oggi, continua a scegliere il tasso fisso.

La sensazione è che ci sia un po’di confusione sull’argomento, che talvolta porta le persone a non prendere la strada più conveniente ma solo quella apparentemente più sicura. Ecco perché oggi vogliamo spiegare 5 cose utili da sapere sul mutuo a tasso variabile, nella speranza che siano utili a tutti gli aspiranti mutuatari.

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1 - Il più conveniente da anni

Guardando la serie storica degli ultimi 30 anni, cioè dal 1990 ad oggi, il tasso variabile è sempre stato più conveniente di quello fisso. Il rischio di vedere un sorpasso dei mutui a tasso fisso, oggi come oggi, sembra più lontano che mai.

Il tasso variabile è strettamente legato al tasso Euribor, come vedremo meglio tra poco. E il tasso Euribor, a sua volta, dipende dal tasso a cui la Banca Centrale Europea presta denaro alle banche private.

La BCE, da ormai diversi anni a questa parte, presta denaro alle banche private a un tasso prossimo allo zero. Lo fa nel tentativo di rilanciare l’economia europea, che ormai da tempo cresce meno di quella americana e asiatica, favorendo la circolazione della liquidità.

All’orizzonte, dunque, non si vede ancora la possibilità di un cambio di direzione.

2 - Euribor e tasso variabile

I mutui a tasso variabile sono “agganciati” all’andamento dell’Euribor. Probabilmente hai già sentito questa frase, ma cosa significa?

Una scoperta sorprendente, per chi non è del settore, è che spesso le banche hanno bisogno di soldi. Ne hanno bisogno proprio per poterli prestare ai clienti, quando non basta la raccolta dei conti correnti e dei conti deposito. Così possono scegliere di chiederli in prestito alla BCE, oppure di chiederli ad altre banche.

La legge non scritta dell’economia interbancaria è che il tasso a cui le banche si prestano denaro tra loro è sempre più basso del tasso offerto dalla BCE. Questo tasso è proprio l’Euribor.

In particolare, i mutui a tasso variabile sono solitamente legati all’andamento dell’Euribor a 3 mesi. Si tratta del tasso di interesse che una banca chiede ad un’altra per prestarle denaro per una durata di 3 mesi.

Il motivo di questa scelta è che quando un mutuatario deve ricevere la somma pattuita dalla banca, nella maggior parte dei casi questa chiederà la liquidità necessaria a un’altra banca prendendola in prestito al tasso Euribor a 3 mesi.

3 – Il tasso variabile non è un vincolo

Okay, il tasso variabile è storicamente stato più conveniente negli ultimi decenni. Ma cosa ci riserva il futuro? Abbiamo già detto che non si vede all’orizzonte una possibile inversione di rotta, ma i mutui sono contratti lunghi. Nell’arco di 20 o 30 anni le cose potrebbero cambiare.

Questo, però, non è un grande problema. Con la riforma Bersani, dal  2007 la surroga del mutuo è diventata gratuita, semplice e veloce. Chi vuole passare da un tasso variabile a uno fisso, e viceversa, può semplicemente surrogare il mutuo presso un’altra banca cambiando tasso.

In realtà gli istituti di credito sono perfettamente a conoscenza di questa possibilità, per cui la evitano in partenza. Nove volte su dieci basta richiedere una rinegoziazione presso la stessa banca con cui si ha già il mutuo in corso per ottenere il cambiamento della tipologia di tasso.

4 – Mitigare il rischio con il Cap, una buona idea?

Il mutuo a tasso variabile con cap è una particolare tipologia di mutuo a tasso variabile pensata per ridurre i rischi di questo tipo di mutuo. Il tasso rimane variabile, ma esiste un tetto massimo (cap) oltre il quale non può salire.

Questo vantaggio, però, ha un costo. Normalmente le banche alzano lo spread del mutuo per bilanciare il rischio; questo significa che pagheremo più interessi che con un mutuo a tasso variabile, anche se non sono comunque alti come quelli di un mutuo a tasso fisso.

Chi vuole tutelarsi anche sul lungo termine contro un eventuale rialzo del tasso Euribor potrebbe vederla come una strada interessante.

5 – Mutuo variabile con opzione: conviene?

Il mutuo a tasso variabile con opzione è un’ulteriore sottocategoria dei mutui a tasso variabile. Questa formula permette ai mutuatari di cambiare il loro mutuo a tasso variabile con uno a tasso fisso, anche stavolta con l’intento di creare una formula ibrida e mitigare il rischio.

A conti fatti, però, questa scelta non conviene affatto.

I mutui con opzione sono sempre ricchi di paletti e vincoli riguardanti la finestra di tempo in cui si potrà richiedere il cambiamento del tasso e il preavviso necessario; di solito c’è anche un aumento dello spread, come nei mutui con cap.

Considerando che oggi la surroga o la rinegoziazione sono operazioni molto semplici, non c’è nessun motivo di scegliere un mutuo con opzione: si finirà per essere meno liberi e per ottenere comunque interessi meno convenienti di quelli ottenibili con un mutuo a tasso variabile tradizionale.

 

 

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L’erogazione del finanziamento è subordinata alla normale istruttoria da parte della banca. Il credito è garantito da un’ipoteca sul diritto di proprietà o su altro diritto reale avente per oggetto un bene immobile residenziale.

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