Quando conviene scegliere un mutuo a tasso variabile?

Una delle scelte più importanti da prendere, quando si richiede un mutuo, è quella tra il tasso fisso ed il tasso variabile. Nel primo caso sapremo fin dall’inizio quanti interessi verranno applicati sulle nostre rate; nel secondo caso, invece, gli interessi saranno legati all’andamento del tasso Euribor nel corso del tempo.

Ora, confrontarsi per la prima volta con il tasso Euribor e con le sue previsioni non è così semplice. Per questo vogliamo spiegare esattamente di che cosa si tratti e in che modo possiamo capire quando convenga scegliere un mutuo a tasso variabile.

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Euribor e tasso variabile

Prima di tutto, per capire il mutuo a tasso variabile è importante capire che cosa sia l’Euribor. Si tratta del tasso di interesse, calcolato quotidianamente, al quale le principali banche dell’Eurozona si prestano denaro fra loro.

Gli istituti di credito, infatti, necessitano spesso di liquidità per finanziare le proprie operazioni; oppure hanno della liquidità in eccesso e la prestano ad altre banche in cambio di un tasso di interesse che è, per l’appunto, definito dall’Euribor.

Esistono tassi differenti in base all’arco di tempo per il quale viene preso a prestito il denaro: l’Euribor a 7 giorni, a 30 giorni, a 12 mesi, 24 mesi e così via.

Ma che cosa ha a che fare questo tasso con quello variabile applicato sui mutui?

Ebbene, il tasso variabile applicato sui mutui non è nient’altro che la somma tra il tasso Euribor ed uno spread. Lo spread viene deciso dalla singola banca, anche in base alla percentuale dell’immobile che viene finanziata attraverso il mutuo e alle caratteristiche dell’immobile.

Questo significa che minore è l’Euribor, minore sarà la quota di interessi che andremo a pagare sul nostro mutuo a tasso variabile.

Quando conviene scegliere un mutuo a tasso variabile?

Da quanto abbiamo visto fino ad ora si capisce facilmente che un mutuo a tasso variabile risulta particolarmente conveniente quando si prevede un basso tasso Euribor per il tempo in cui saremo legati al mutuo.

Se vogliamo finanziare il 50% di un immobile con scadenza a 5 anni, ad esempio, potremo andare ad esaminare le quotazioni dell’Euribor a 60 mesi.

A questo punto dovremo confrontare questo tasso con il tasso IRS, che invece determina il riferimento per i mutui a tasso fisso. L’IRS è per il tasso fisso, esattamente come l’Euribor per il tasso variabile.

Se l’IRS a 5 anni è più basso delle previsioni Euribor a 5 anni, allora è molto probabile che ci convenga scegliere un mutuo a tasso variabile. Il fatto è che non possiamo essere del tutto certi di come si muoverà il tasso Euribor: sappiamo solo le previsioni attuali e possiamo avere un quadro delle variabili che andranno ad influenzarne l’andamento.

Dunque esiste un margine di incertezza che è connaturale ai mutui a tasso variabile. Questo margine di incertezza, tuttavia, si può contenere facendo un’analisi di alcune caratteristiche del contesto economico.

Cosa può influenzare l’Euribor?

L’Euribor è influenzato soprattutto dal tasso a cui la Banca Centrale Europea (BCE) presta denaro alle banche. Questo tasso è anche detto tasso di riferimento.

Il tasso a cui le banche si prestano liquidità tra di loro, solitamente, è più conveniente di quello che la BCE applica alle banche; se si abbassa il tasso di riferimento, di conseguenza si abbassa anche il tasso interbancario.

Quindi per fare previsioni sull’Euribor dobbiamo fare previsioni sull’andamento dei tassi di riferimento della BCE. Questi si alzano o si abbassano, tendenzialmente, in base a due rilevazioni:

  • L’inflazione: come regola generale, le banche centrali cercano di mantenere un livello di inflazione del 2-3% annuo. Quando l’inflazione è più bassa, tendono ad abbassare il tasso centrale per aumentarla; quando l’inflazione è più alta, tendono ad abbassare il tasso centrale per alzarla.
  • L’andamento del PIL: la crescita è strettamente legata all’inflazione. Quando la crescita aumenta, aumenta di solito anche il tasso centrale di interesse e viceversa.

Fare previsioni sull’inflazione e sulla crescita, dunque, ci aiuta a capire se il tasso Euribor si alzerà e di conseguenza, se sia il caso di accendere un mutuo a tasso fisso o variabile.

Conviene accendere un mutuo a tasso variabile oggi?

Il 2019 ha infranto molti record: i tassi applicati ai mutui, oggi, sono ai minimi storici. Vale soprattutto per i mutui a tasso variabile, che appaiono quantomai convenienti. Andando ad osservare le proiezioni dell’Euribor a 5 anni, ci accorgiamo che non si prospetta una situazione molto diversa in futuro.

Considerando la situazione macroeconomica europea, in cui la crescita –specie per le economie più grandi- è molto ridotta, così come lo è l’inflazione, è probabile che i tassi di interesse centrali continueranno ad essere bassi.

Al momento, le banche pagano interessi negativi sui depositi interbancari e la situazione si riflette in modo positivo sulla situazione di chi si ritrova a chiedere un mutuo; nel prossimo futuro è prevedibile che il tasso variabile sia più conveniente.  Forse assisteremo ad un leggero rialzo dei tassi, ma difficilmente un rialzo drastico.

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